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Forse nessun male sorprende e turba l'osservatore tanto quanto la malattia mentale. Come può accadere che il comportamento dell'uomo si trovi a tal punto sconvolto e sottratto anche alle più elementari e semplici regole che le necessità della sopravvivenza individuale o collettiva impongono? Simili manifestazioni aberranti sono davvero, oltreché incomprensibili, anche sempre assurde e insensate? E dove ricercare il punto di partenza di un disordine così doloroso e spesso pericoloso: in una qualche affezione cerebrale o nella fragilità psichica o nel concorso di entrambe queste condizioni? Problemi gravi e importantissimi, in quanto dal modo in cui vengono affrontati e risolti dipende la condotta terapeutica di innumerevoli casi, e quindi il destino di innumerevoli vite. Ad essi, e più particolarmente alle manifestazioni della malattia mentale abitualmente chiamata schizofrenia, sono dedicati i sei scritti di Jung raccolti in questo volume, da Psicologia della dementia praecox (1907), che Freud apprezzò altamente e che contiene il primo affascinante tentativo di analisi psicologica di un delirio, alle Nuove considerazioni sulla schizofrenia che, a cinquant'anni dalla prima formulazione, ribadiscono la teoria junghiana della concomitanza di un fattore biochimico e di un fattore psicologico nell'insorgenza e nell'evoluzione della schizofrenia. Sei testi di notevole originalità sul piano della riflessione teorica e su quello delle osservazioni concrete, ed esemplari della pietà e solidarietà umane che Jung ha preconizzato per una psichiatria moderna, che sappia sempre vedere nel malato la persona, e rispettarla, in primo luogo cercando di comprenderla.