I capelli d'oro sono uno dei topoi più famosi (e abusati) della lirica italiana, almeno fino all'Ottocento. In queste pagine l'autrice analizza i più celebri ritratti femminili della poesia fiorita in Italia nei secoli XIII e XIV, per poi soffermarsi sul magistrale riuso operato da Tasso nella Liberata. Il tema della descriptio puellae è trattato in maniera innovativa alla luce della teoria classica del tetracromatismo, che prevedeva da parte del poeta l'impiego di soli quattro colori (il bianco, il nero, il giallo, il rosso), evitando dunque il tradizionale approccio etnografico e antropologico.
Riferimenti al topos dei capelli biondi femminili sono già nei poeti siciliani, ma è con Cino da Pistoia che l'immagine delle chiome dorate assume una valenza significativa, prima che Petrarca la potenzi semanticamente rendendola esemplare. I capelli di Laura sparsi al vento si librano nell'aria rappresentando metaforicamente le fronde del lauro e legandosi in modo indissolubile ai lacci d'Amore e Morte. Nel loro artificioso spargersi vibra la tensione sottesa a tutte le rime dei Rerum vulgarium fragmenta. Il percorso definito in queste pagine, ricche di esemplificazioni attinte a testi di varia tipologia e datazione, prosegue con Boccaccio e Tasso: il novelliere e il poeta cinquecentesco contaminano il canone lirico, l'uno ricorrendo a moduli narrativi, l'altro trasformando le esili fanciulle bionde della tradizione lirica in coraggiose eroine pronte alla battaglia. Le immagini petrarchesche prendono nuova vita nel corpo del poema epico-cavalleresco: gli errori giovanili e le erranze dei paladini cristiani sono ancora una volta legati da un ricciolo biondo, nelle cui ondulazioni si cela metaforicamente la dispersione delle loro esistenze.
Il volume ricostruisce dunque un percorso tematico che va dalla lirica delle Origini alla fine del Cinquecento, tracciando attraverso il particolare del colore dei capelli una storia dell'immagine femminile che tocca in profondità i valori stessi della poesia.
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I capelli d'oro sono uno dei topoi più famosi (e abusati) della lirica italiana, almeno fino all'Ottocento. In queste pagine l'autrice analizza i più celebri ritratti femminili della poesia fiorita in Italia nei secoli XIII e XIV, per poi soffermarsi sul magistrale riuso operato da Tasso nella Liberata. Il tema della descriptio puellae è trattato in maniera innovativa alla luce della teoria classica del tetracromatismo, che prevedeva da parte del poeta l'impiego di soli quattro colori (il bianco, il nero, il giallo, il rosso), evitando dunque il tradizionale approccio etnografico e antropologico.
Riferimenti al topos dei capelli biondi femminili sono già nei poeti siciliani, ma è con Cino da Pistoia che l'immagin
Descrizione
Dettagli del prodotto
- Editore
- Salerno
- Autore
- Macinante Alessandra Paola
- Disponibilità
- 1 Libro
- ISBN
- 978888402737