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L'Opera di Pechino

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€ 22,00
prefazione di Marcel Marceau.
pp. 240, interamente illustrato a colori e b/n, Milano
data stampa: 1981
codice isbn: 7152

Sul palcoscenico, lo sfondo è un drappo scuro, pochi gli elementi di arredo, due o tre seggiole, un tavolino, qualche sgabello. Ma quando entrano gli attori è un'improvvisa, smagliante esplosione di colori, di imperiose presenze: giallo, blu, rosso nelle tuniche ricamate dalle ampie maniche fluttuanti, caschi ornati di piume luccicanti, armi, stendardi, volti dipinti di vistosissimi e allusivi segni che non lasciano adito a dubbi sui ruoli dei personaggi, buoni cattivi e infinite varianti, sotto specie e sfumature. Attore è termine riduttivo. Su questo palcoscenico, gli attori recitano, cantano, ballano, eseguono, se il copione lo richiede, tripli salti mortali. Creano con la loro arte l'illusione della realtà, evocano personaggi, situazioni, miti. Lo spettacolo è "totale". Noi lo chiamiamo "opera" con termine che ci rimanda alla nostra composita opera lirica.
Per i cinesi è teatro tout-court, perché mai concepirono, se non in tempi recenti e sotto l'influenza occidentale, altra forma di rappresentazione parziale che non comprendesse, oltre la recitazione, anche il canto, il ballo, la musica, l'acrobazia. Il "teatro della capitale", noto fuori dal suo paese d'origine come "Opera di Pechino", nacque alla metà del secolo passato, e le sue intrecciate radici si perdono lontano nel tempo, almeno sei secoli addietro. Ma, in parziale antitesi con la tradizione, è eminentemente teatro d'attore, non d'autore, sancisce la vittoria del palcoscenico sulla letteratura, dell'azione sul testo.
Le eccezionali immagini che corredano il volume, i testi che tracciano la storia dell'arte drammatica cinese, e commentano le sequenze fotografiche delle opere qui presentate, offrono un vasto panorama di questo genere tutto orientale che influenzò Bertolt Brecht e incantò il grande Chaplin, il molto amato Charlot. E, con lui, ogni spettatore sensibile all'enigmatico prodigio del palcoscenico.

Renata Pisu ha studiato dal 1957 al 1961 all'Università di Pechino alla facoltà di Lettere
come borsista del governo della Repubblica Popolare Cinese, dopo essersi diplomata all'Istituto per il Medio e Estremo Oriente di Roma in lingua c cultura cinese. Ha tradotto e curato le edizioni in lingua italiana di numerose opere di autori cinesi contemporanei (Gelide notti di Pa Chin, Sacrificarsi di Lao She, Trentasei poesie di Mao Tse-tung, una antologia di poesia cinese moderna). È autrice inoltre di Le case della rivoluzione cinese (1977) e di numerosi saggi sulla cultura di quel popolo. Svolge attività giornalistica, interessandosi ai problemi della realtà della Cina contemporanea. In Cina, paese cui è legata, come dicono i suoi abitanti, da "vincoli di carne e di sangue", ha soggiornato per periodi di studio nel 1971 e nel 1974-75.

Haruo Tomiyama nato a Tokio nel 1935, ha lavorato per la sezione fotografica della Asahi Newspaper Co. dal 1963 al 1966. È attualmente libero professionista. Ha realizzato foto per le copertine dci settimanale dell'"Asahi" per un periodo di oltre quattro anni. Ha partecipato alla mostra fotografica della I.C.P. di New York e tenuto mostre personali a Londra, Amsterdam e Venezia. Tra le sue opere fotografiche: Il senso delle parole oggi, premiato dall'Associazione dei fotografi giapponesi; Documenti della rivoluzione umana; Dialogo con le rovine; L'isola di Sado, premio Kodansha 1978; Elegia del Giappone.

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