«Regioni periferiche» del Vicino Oriente antico è la definizione che Henri Frankfort impiegò per le aree geografiche che fanno corona alla Mesopotamia, in funzione di un esame della loro produzione artistica. Il termine ebbe poca fortuna: dopo Frankfort, come prima di Frankfort, il denominatore etnico è rimasto dominante negli studi storico-artistici, e soprattutto nelle opere di sintesi, le quali hanno continuato a intitolarsi agli Hittiti, ai Fenici e via dicendo.
Occorre rilevare, per vero, che l'impostazione del Frankfort era discutibile nei termini in cui fu formulata. Il suo giudizio di «periferia» era esclusivamente attestato su un confronto di valori, di continuità, di esistenza stessa del dato d'arte. E perciò, anzitutto, «periferiche» erano tutte le civiltà del Vicino Oriente antico che non appartenevano all'area delle due maggiori, quella mesopotamica e quella egiziana: Anatolia, Siria-Palestina, Persia si classificavano sotto tale denominatore, con la curiosa conseguenza che un'area come quella siro-palestinese, tipicamente intermedia tra le due maggiori, assumeva la qualificazione di «periferica» in base a un giudizio di validità storico-artistica, non di collocazione storico-geografica.
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«Regioni periferiche» del Vicino Oriente antico è la definizione che Henri Frankfort impiegò per le aree geografiche che fanno corona alla Mesopotamia, in funzione di un esame della loro produzione artistica. Il termine ebbe poca fortuna: dopo Frankfort, come prima di Frankfort, il denominatore etnico è rimasto dominante negli studi storico-artistici, e soprattutto nelle opere di sintesi, le quali hanno continuato a intitolarsi agli Hittiti, ai Fenici e via dicendo.
Occorre rilevare, per vero, che l'impostazione del Frankfort era discutibile nei termini in cui fu formulata. Il suo giudizio di «periferia» era esclusivamente attestato su un confronto di valori, di continuità, di esistenza stessa del dato d'arte. E p
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Dettagli del prodotto
- Editore
- Utet
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- ISBN
- 978888020423