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Codicologia trecentesca della Commedia

Entro e oltre l’antica vulgata (Manoscritti danteschi e di interesse dantesco, 2)

Viella
€ 40,00
Quantità

pp. 282, 100 tavv. b/n, Roma
data stampa: 2004
codice isbn: 978888334101

L’aspetto materiale di un libro manoscritto è la risultante non solo di cambiamenti di natura tecnica, ma anche di scelte formali compiute dai copisti seguendo norme – quando non vere e proprie mode – che variano a seconda dell’epoca, dell’ambiente, della personalità dello scriba, ma soprattutto in rapporto al testo.
In questo studio viene esaminata la tradizione trecentesca della Commedia di Dante Alighieri, indagando il rapporto tra l’aspetto materiale del libro (compresa la scrittura) e il testo di cui è il veicolo. La produzione esaminata (292 manoscritti dagli anni Trenta del Trecento alla fine del secolo) è varia e composita, secondo tutta la gamma dei modelli grafico-librari esistenti: da un manoscritto “tascabile” come il Laur. 90 sup. 133 (che misura solo cm 16x10) al Laur. 40.36, grande quasi come un corale (di cm 39x27). Ci sono Commedie in pergamena di ottima qualità ed altre in carta, alcune miniate sontuosamente, altre semplicemente decorate a penna; talune sono prodotte da professionisti, altre vergate da scribi occasionali, di scarsa perizia grafica, per uso proprio o dei propri familiari.
Da questo punto di vista, quello della Commedia è probabilmente un caso unico: per nessun altro libro medievale è possibile ricostruire in modo altrettanto dettagliato, quasi tappa per tappa, tutte le fasi dell’allestimento materiale del testo o della sua evoluzione.
Da una parte abbiamo un’opera unitaria sufficientemente lunga da poter da sola costituire un libro, e tuttavia strutturata in tre parti che hanno avuto una circolazione autonoma (ci sono manoscritti che contengono una sola cantica); dall’altra il testo, anche se decisamente esteso, si presentava ai copisti ben definito nell’articolazione interna e perfettamente dominabile quanto a previsione dello spazio destinato a contenerlo, permettendo una precisa e rigorosa progettazione del lavoro: fin dall’inizio era possibile, una volta deciso quante terzine trascrivere in una facciata, calcolare l’esatto numero di fogli, e quindi di fascicoli, necessari per la trascrizione. La cosa è particolarmente interessante anche perché, oltre che darci informazioni che possono avere un rilievo generale sul modo in cui i copisti programmavano il proprio lavoro, questo sistema di progettazione e di esecuzione si applica ad un libro che nasce in quel momento, apparentemente senza modelli o precedenti, almeno in Italia.
Infine i risultati del lavoro, al di là del significato che possono avere per la conoscenza della Commedia in quanto libro, sono interessanti anche per la storia della prima tradizione manoscritta volgare – di cui la Commedia costituisce un caso non solo numericamente rilevante, ma anche importante come modello culturale – e, più in generale, per la storia della produzione manoscritta in Italia in quella fase di ‘pienezza’ o di maturità del sistema moderno, ancora poco conosciuta.

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