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Disegni Emiliani del Rinascimento

Disegni Emiliani del Rinascimento

Amilcare Pizzi
Disponibile
38,00 € 40,00 € -5%
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Dall'introduzione di Mario Di Giampaolo:
"Sono trascorsi ormai dieci anni dalla pubblicazione dei volumi dedicati ai Maestri emiliani del Quattro e del Cinquecento (Béguin-Di Giampaolo, 1979; Boschetto-Vaccari, 1980): impresa editoriale vasta e coraggiosa che intendeva presentare al grande pubblico molti dei protagonisti di quella splendida stagione artistica. Contro di loro si era accanito con una foga quanto meno sospetta Giorgio Vasari, intentando una vera e propria "campagna denigratoria". Ben note infatti sono le poche pagine delle Vite che lo storiografo aretino dedica all'eccentrico Amico Aspertini, «uomo capriccioso e bizzarro di cervello» (Vasari, 1568, II), così distante dal forbito Vasari. Ma lo stesso smaliziato conoscitore lo giudica

Descrizione

Dall'introduzione di Mario Di Giampaolo:
"Sono trascorsi ormai dieci anni dalla pubblicazione dei volumi dedicati ai Maestri emiliani del Quattro e del Cinquecento (Béguin-Di Giampaolo, 1979; Boschetto-Vaccari, 1980): impresa editoriale vasta e coraggiosa che intendeva presentare al grande pubblico molti dei protagonisti di quella splendida stagione artistica. Contro di loro si era accanito con una foga quanto meno sospetta Giorgio Vasari, intentando una vera e propria "campagna denigratoria". Ben note infatti sono le poche pagine delle Vite che lo storiografo aretino dedica all'eccentrico Amico Aspertini, «uomo capriccioso e bizzarro di cervello» (Vasari, 1568, II), così distante dal forbito Vasari. Ma lo stesso smaliziato conoscitore lo giudicava assai pratico e moderno nel disegno se è vero che possedeva un buon numero di fogli di quel «manierista sommamente romantico» (Longhi, 1940).
Instancabile indagatore dell'antico quanto del quotidiano, l'Aspertini eseguì molti disegni nei quali, oltre a mostrare un'abilità tecnica eccezionale, rivelò un fare moderno ed anticipatore se è vero che molti dei suoi soggetti più popolari furono ripresi con successo dal Passerotti, da Annibale ed Agostino Carracci.
Ma di tutte le pagine delle Vite dedicate alle vicende emiliane quella riservata alla venuta della Santa Cecilia di Raffaello a Bologna, intorno al 1513-14, è certamente la più celebre. Secondo quanto narra il Vasari, agli occhi degli artisti locali la tela dell'urbinate risultò tanto perfetta che, presi dallo sconforto, pensarono di riporre i pennelli e di cambiare mestiere; Francesco Francia, addirittura, fu colto da malore a quella vista, e «di dolore e melanconia ... morì» nel giro di pochi giorni.[…]"

Dettagli del prodotto

Editore
Amilcare Pizzi
Autore
Disponibilità
1 Libro
ISBN
7362

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