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La Corona Regale

La Corona Regale

Edizioni Fussi
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La Corona Regale, l'opera più famosa di Gabirol, consta di tre parti distinte, oltre che dei versi di presentazione e di un capitolo introduttivo. La prima parte comprende i cap. II-IX, in ciascuno dei quali è definito ed illustrato uno degli attributi di Dio: unità, esistenza, vita, grandezza, potenza, luce, divinità, sapienza. È senza dubbio in questa parte che il poeta ha trovato le sue espressioni più felici. Viene spontaneo il confronto col Dante del Paradiso, anch' egli soggetto continuamente allo sforzo inaudito di definire l'indefinibile: come Dante, Gabirol riesce spesso a superare questa difficoltà, e ad esprimere efficacemente ciò che trascende l'umano. Si vedano specialmente, al cap. II, il modo in cui Gabirol tenta di darci l'idea dell' unità di

Descrizione

La Corona Regale, l'opera più famosa di Gabirol, consta di tre parti distinte, oltre che dei versi di presentazione e di un capitolo introduttivo. La prima parte comprende i cap. II-IX, in ciascuno dei quali è definito ed illustrato uno degli attributi di Dio: unità, esistenza, vita, grandezza, potenza, luce, divinità, sapienza. È senza dubbio in questa parte che il poeta ha trovato le sue espressioni più felici. Viene spontaneo il confronto col Dante del Paradiso, anch' egli soggetto continuamente allo sforzo inaudito di definire l'indefinibile: come Dante, Gabirol riesce spesso a superare questa difficoltà, e ad esprimere efficacemente ciò che trascende l'umano. Si vedano specialmente, al cap. II, il modo in cui Gabirol tenta di darci l'idea dell' unità di Dio.., nel cap. III il tentativo di definire una esistenza non soggetta ad alcuna categoria, nel cap. VIII l'affermazione che, tutti gli esseri tendono ad onorare il vero Dio, tendenza che è palese anche in coloro che sono fuori della strada maestra; nel cap. IX le efficaci espressioni che tentano di dar un'idea di una sapienza non acquisita.

Una seconda parte comprende i cap. X-XXXII. Essa consiste in una esaltazione della meravigliosa opera di Dio, con speciale riguardo agli astri e agli angeli, poi all'anima e al corpo dell'uomo. In questa parte è facile rilevare il difetto di un eccessivo schematismo, che unito alla inesattezza dei dati scientifici dovuta alle imperfette conoscenze dell' epoca, la rende talvolta di poco interesse. Tuttavia non mancano anche in questa parte le espressioni felici ed elevate. Si veda nell'ultima parte del cap. XII l'insegnamento che il poeta trae dal fenomeno dell' eclisse. Tale fenomeno serve a dimostrare alle creature che anche il sole è soggetto ad oscuramento, che esso perciò non è onnipotente, e non può perciò essere un dio: il potere appartiene a Colui che lo fa oscurare. Tale concetto è ribadito nell' ultima parte del cap. XVI, là dove si afferma che il sole non è che un servo, al quale l'Onnipotente ha affidato il compito di reggere l' Universo. Nell'ultima parte del cap. XXIII assistiamo ancora a un sublime sforzo di dare un'idea dell'infinità di Dio con un doppio paragone fra la nona sfera «entro cui tutte le creature dell'universo sono come un granello di mostarda» e il nulla che questa sfera. rappresenta rispetto alla sublimità e grandezza di Dio.

La terza parte (cap. XXXIII-XL) è un poema penitenziale. Senza dubbio si deve a questa parte se il poema è stato incluso nel rituale spagnolo del giorno dell' Espiazione.

Dettagli del prodotto

Editore
Edizioni Fussi
Autore
Ibn Gabirol Shelomoh
ISBN
6446

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