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Il Libro del Sapiente


Einaudi
€ 24,00
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unica edizione italiana, introduzione e cura di Eugenio Garin.
pp. XXXIV-190, nn. ill. b/n, esemplare mancante di sovracoperta, Torino
data stampa: 1987
codice isbn: 5750
Indice:

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Introduzione di Eugenio Garin Notizie biobibliografiche
Il libro del sapiente
Charles de Bovelles de Saint-Quentin a Guillaume Briçonnet, vescovo di Lodève, nobilissimo padre
Esastico al lettore

I. I gradi degli uomini sono tanti quanti quelli delle cose sensibili
II. Dei quattro gradi degli uomini secondo gli elementi del mondo
III. Che nelle cose naturali si trovano teste di tre tipi
IV. Che l'uomo può chiamarsi uomo in tre sensi
V. Sola la ragione è figlia adulta e perfetta della natura
VI. Solo il sapiente è veramente uomo
VII. Il sapiente e lo stolto sono simili per natura e diversi solo per virtú
VIII. Il progresso è il pegno del sapiente
IX. Altri paragoni fra il sapiente e lo stolto tratti dalla natura dello specchio
X. Altri paragoni tra il sapiente e lo stolto tratti dalle proprietà della bocca, dello stomaco e del cuore
XI. Paragone del sapiente col sole e coi pianeti
XII. Della saldezza e dei veri beni del sapiente
XIII. Dell'immortalità dell'anima
XIV. Della futura resurrezione del corpo e dell'immortalità
XV. La mente del sapiente è come un eterno convito
XVI. La moderazione e la continenza del sapiente
XVII. Il sapiente attribuisce a ciascuna cosa quel tanto di valore che basta
XVIII. Della vera libertà del sapiente
XIX. Il sapiente è fine di tutte le cose e quasi un Dio terreno
XX. I due mondi intellettuali
XXI. L'uomo è parte dell'universo
XXII. Il viaggio dell'anima umana
XXIII. Ogni cognizione è in qualche modo trinità XXIV. Niente è proprio e peculiare dell'uomo all'infuori della comunione con tutto
XXV. Paragone fra l'origine della sostanza umana e l'educazione umana
XXVI. L'uomo è specchio dell'universo
XXVII. Perché i sapienti fenici erano soliti raffigurare l'uomo nel serpente
XXVIII. La cognizione non è divisione dell'ente che conosce se stesso
XXIX. Della cognizione della divina e santissima trinità possono giustamente gloriarsi solo i cristiani
XXX. Segni sensibili da cui si riconosce la divina altissima trinità
XXXI. Perché i Romani raffigurarono il sapiente in Giano bifronte e quadrifronte
XXXII. Altra maniera di sapiente quadrifronte
XXXIII. Il sapiente quadrifronte si può indicare in due modi
XXXIV. La sapienza è immateriale come soggetto e come oggetto
XXXV. I viventi muti non conseguono nessuna idea di Dio
XXXVI. Il numero dieci e le cognizioni
XXXVII. Ogni cognizione si rivolge a Dio nella misura delle sue possibilità
XXXVIII. Dio è fonte della luce; l'angelo è il primo specchio della luce
XXXIX. Ancora intorno alla diversità delle visioni di Dio
XL. L'apparire del sole e di Dio è triplice
XLI. Dio è perciò trino esteriormente ed interiormente
XLII. Perché il sole appare senza specie, mentre la luna si mostra col volto macchiato
XLIII. L'uomo è la seconda e ultima immagine di Dio, nata per essere accolta in Dio
XLIV. Quali sono gli oggetti propri della contemplazione angelica e della contemplazione umana
XLV. Sono tre le cose contemplate come oggetti; tre le potenze contemplative e speculative
XLVI. Il senso animale, proteso verso l'alto, è delimitato dall'uomo
XLVII. L'angelo intende senza né specie né immagine; l'uomo con specie ed immagine
XLVIII. Il sole e la luna sono emblemi di ogni sapienza creata
XLIX. Della costanza divina e della caduta umana
L. La determinazione della natura del sapiente in base all'affinità col sole e con la luna
LI. Sermone esortatorio alla conquista della sapienza
Appendice

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