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Il Cielo e il Mondo

Commento al trattato «del cielo» di Aristotele

Rusconi
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prima edizione, introduzione, traduzione, sommari e note di Alessandro Ghisalberti.
pp. 484, Milano
data stampa: 1983
codice isbn: 2821

Un libro di scienza o, meglio, di filosofia della scienza del Trecento, cioè dell'età di Dante e di Petrarca, aiuta a penetrare nel pensiero dei medievali, a comprendere il loro modo di vedere il mondo, a capire una mentalità diversa dalla nostra e la lontananza che ce ne separa. È come visitare un paesaggio nuovo e affascinante, anche se, in questo caso, molto più semplice e modesto, più familiare e domestico del nostro. L'immagine medievale dell'universo, del cielo, dei corpi celesti sopra di noi, e della terra immobile al centro, stravolge però le nostre abitudini copernicane e galileiane. E, partendo da Galileo, oggi siamo giunti ormai ben lontani anche da lui, ad una cosmologia inquietante, nell'ambito della quale avvertiamo estraneità e solitudine. Già Pascal scriveva di provare spavento di fronte al silenzio eterno degli spazi infiniti.

Il libro di Buridano su Il cielo e il mondo ci riporta ad una visione precopernicana e vive ancora dell'antropocentrismo "domestico" di Aristotele, già avviato però verso quella che verrà chiamata la rivoluzione scientifica moderna. Nel pensiero di Buridano, nato nell'Artois o forse in Piccardia verso la fine del Duecento, maestro nella facoltà delle arti di Parigi, e per due volte (nel 1328 e nel 1340) rettore della grande università parigina, l'eliocentrismo fa la sua comparsa come un'ipotesi, a favore della quale, tuttavia, militano molti argomenti. La troviamo espressa in questo libro, ma non sostenuta e professata dall'autore. La possibilità d'un mondo «più grande» dell'attuale, oppure dell'esistenza di più mondi in uno spazio infinito, rientra pure nell'ambito dell'onnipotenza divina, è una eventualità possibile perché non comporta contraddizione. Troviamo qui un'applicazione della dottrina dell'onnipotenza assoluta di Dio, formulata da Ockham, e poi sfruttata dall'ockhamismo, movimento al quale anche il nostro autore appartiene, nel corso d'una revisione dei principi aristotelici. Pensiero originale di Buridano è la teoria dell'impetus, a spiegazione sia del moto accelerato dei gravi, sia del moto violento dei proiettili, sia della meccanica dei corpi celesti. Questa è per lui una teoria reale, verificata nei fatti, non una pura ipotesi, e appare orientataa segnare un netto distacco dai principi della fisica di Aristotele ed un avvicinamento al pensiero moderno.

La teoria dell'impetus costituisce molta parte del libro - qui per la prima volta presentato in traduzione italiana -, che è un commento sotto la veste di « questioni» alla lettura del De caelo di Aristotele, il medesimo testo aristotelico che, in altra forma e con ben altro esito, verrà preso di mira da Galileo nel Dialogo sui massimi sistemi.

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