Carrello
«Un viaggio nel rovescio dello sguardo chiaro di Apollo, nella notte che la sua visione divinatrice annuncia», per usare parole dell'autore: e «il più greco degli dèi» (W. F. Otto) - «bello giovane e inclemente» - si fa termine di confronto di un'avventura totale, di sentimenti e idee, in quel romanzo condannato a morte, che è il resoconto di una vita. Per Mascioni, come per K. Kerényi, il mito è la sua eterna verità: e Apollo, come per Omero, l'arciere notturno che semina lutti e insiste a punire la fragile presunzione dei mortali.
Un «uomo senza qualità» doppia il capo dei cinquant'anni e avverte il dissolversi irreversibile della propria energia vitale, lo sgretolarsi in polvere delle ipocrisie pubbliche e private che hanno illuso di senso e durata ogni sua fede o amore, travolti dal «tempo astuto» (Pindaro): così, il protagonista del racconto, si risolve a un'estrema caccia, solitaria e invernale, al Dio che né invecchia né muore. Prima che sia tardi: in una spoglia Grecia dei nostri giorni, rivisitata con la struggente lucidità di chi impara «come stanno le cose». E dall'isola di Delo che ha visto Apollo nascere, alla vertigine di Delfi dove il suo comando - «conosci te stesso» - risuonava implacabile, si dipana l'itinerario di cui dà conto un memoriale che rimescola la decifrazione della storia e la trascrizione incantata delle favole antiche, con la rilettura dei testi e delle immagini in cui ha preso forma il primo vero pensare dell'Occidente: ma in una riduzione del tutto all'esperienza di un personaggio che prova a stilare per sé un onesto bilancio.
Nicola Abbagnano riconosceva a Mascioni di averci saputo offrire, nello Specchio greco, «una rievocazione autentica dello spirito dell'antica Grecia»: e Eva Cantarella, circa la sua ricostruzione della vita di Saffo, oltre la scrittura amabile, vedeva la legittimità di quella che per Maria Corti era un'«invenzione in forma biografica». E proprio la Corti sembrava anticipare il tragitto di Mascioni ad Apollo, annotando, a proposito della sua «biografia creativa »: « uno scenario per divinità, diviene l'amore... Ma la visione della divinità, porta morte». Vittorio Sereni aveva già osservato: «Mascioni, per chi lo conosce nei suoi scritti in versi e in prosa, è addirittura un maestro nell'analisi delle cose dell'amore, nella diagnosi dell'innamoramento, del tutto che pretende di essere al suo insorgere, del niente che ne rimane a esperienza consumata».
La notte di Apollo (libro anomalo: diario? mitografia? romanzo-saggio?), anche se percorso da un disincanto ironico, anche se rigorosamente informato e informativo sulla stagione ellenica, tra arcaismo e classicità, altissima per arte e pensiero, è forse soltanto un'ulteriore meditazione su ciò che pare tutto e così presto si consuma, sugli inganni della ragione e del cuore.