Non sono per fortuna molte le opere non ancora tradotte nella nostra lingua dello storico delle religioni rumeno Mircea Eliade (1907-1986): restano preclusi ormai solo pochi lavori narrativi e qualche testo teorico giovanile più che altro in forma di articolo o recensione su rivista. A questa seconda categoria di scritti attinge la Boringhieri recuperando una raccolta di collaborazioni a vari periodici rumeni risalenti al periodo compreso tra il 1932 e il 1939, ad una fase cioè ancora relativamente acerba della produzione dell'autore in cui la sua inconfondibile prosa non si è ancora trasfusa dal nativo rumeno nelle lingue di adozione dei capolavori più tardi: il francese prima e l'inglese poi.
La versatilità e la profondità del pensiero di Eliade già si mostrano pienamente, come innegabili "promesse dell'equinozio", in questi brevi testi in cui il giovane studioso si cimenta, mostrando identica padronanza, con argomenti disparati che vanno dalla critica letteraria (si affrontano autori come Huxley, Chesterton, Unamuno, Bernard Shaw, Julien Green, testimoniando anche un'approfondita conoscenza della lingua e della letteratura italiana con trattazioni di grande originalità dedicate a scrittori classici del nostro Novecento come Italo Svevo, Gabriele D'Annunzio, Giovanni Papini) all'architettura simbolica, dall'analisi del folklore all'iconografia indiana. L'insieme apparentemente eterogeneo dei contributi, però, non ha nulla dell'enciclopedismo d'occasione ed esprime già una precisa e coerente visione del mondo che sarà propria anche delle opere maggiori e più mature di Eliade. Gli spunti letterari, artistici, iconografici o aneddotici offrono il pretesto all'autore per esporre, già ben salde e definite, le sue concezioni antistoricistiche fondate sull'ecumenicità del simbolo che pervade le culture tradizionali orientandone il più piccolo gesto ed espressione "verso una realtà transumana".
A questo proposito, il volume contiene alcuni saggi particolarmente espliciti, come quello dedicato ad Ananda Coomaraswamy, in cui si evidenziano le influenze e le tangenze culturali, in seguito in parte rinnegate, del futuro fenomenologo delle religioni con l'ambiente del "tradizionalismo integrale" e nei quali vengono evocate più volte le figure di René Guénon e Julius Evola. Altrettanto esplicite però già emergono le differenze e le distanze fra l'aspirante accademico e gli alfieri della Tradizione: in Eliade l'aggettivo "tradizionale" è sempre utilizzato con valenza descrittiva e mai normativa come invece è d'uso nella Trimurti tradizionalista; inoltre i concetti ricavati dal pensiero tradizionalista vengono impiegati dal rumeno “in senso puramente morfologico, come categorie esplicative per comprendere la 'metafisica arcaica'.
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Non sono per fortuna molte le opere non ancora tradotte nella nostra lingua dello storico delle religioni rumeno Mircea Eliade (1907-1986): restano preclusi ormai solo pochi lavori narrativi e qualche testo teorico giovanile più che altro in forma di articolo o recensione su rivista. A questa seconda categoria di scritti attinge la Boringhieri recuperando una raccolta di collaborazioni a vari periodici rumeni risalenti al periodo compreso tra il 1932 e il 1939, ad una fase cioè ancora relativamente acerba della produzione dell'autore in cui la sua inconfondibile prosa non si è ancora trasfusa dal nativo rumeno nelle lingue di adozione dei capolavori più tardi: il francese prima e l'inglese poi.
La versatilità e la profondità
Descrizione
Dettagli del prodotto
- Editore
- Bollati Boringhieri
- Autore
- Disponibilità
- 1 Libro
- ISBN
- 978883391247