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I Draghi Iocopei

Imparare l'italiano con i giochi di parole

Einaudi
Libro d'occasione, recante eventuali tracce d'uso
Disponibile in copia unica
€ 12,00
Quantità

presentazione di Umberto Eco, introduzione dell'autrice.
pp. 148, Torino
data stampa: 1986
codice isbn: 978880659204

È possibile imparare l'italiano in un modo divertente e creativo attraverso i giochi di parole? Questo libro dimostra di SI: raccoglie i materiali sperimentati durante i corsi complementari che un'insegnante piena di estro e di iniziativa ha tenuto dal 1982 al 1985 in una scuola media sul lago d'Orta. «I Draghi Iocopei» è appunto l'anagramma della frase «giochi di parole»: insieme all'anagramma i ragazzi hanno imparato ad usare altri semplici strumenti che sotto i loro nomi un po' misteriosi (Iogogrifo, bifronti, acrostici, metagramma) nascondono straordinarie possibilità inventive.
Scrive l'autrice: «Nei giochi di parole il gusto che si prova assume molteplici forme; può essere: la soddisfazione per una invenzione linguistica che piace, l'emozione dell'intuire e dell'indovinare, la sorpresa di una combinazione casuale, la sfida dell'enigma o la trasgressione del nonsense, la spensieratezza della comicità, l'intelligenza dell'ironia… Giocando con le parole, i ragazzi arricchiscono il lessico; imparano ad apprezzare il vocabolario, che diventa potente alleato di gioco; colgono il valore della regola, la quale offre il principio di organizzazione e suggerisce la forma, in cui poi essi trovano la soddisfazione del risultato».
I numi tutelari che presiedono ai «Draghi Iocopei» sono Raymond Queneau e Gianni Rodari. Scrive Umberto Eco che i Draghi sono un «ricettacolo di delizie. La scuola come gioco, piacere, divertimento. In cui non solo si impara, ma si fa quello che gli scrittori di tutti i tempi hanno fatto, si capiscono le potenze bifide, esplosive del linguaggio; e col linguaggio si esplorano i meandri della coscienza. Alle origini, enigma, poesia e metafora sono strettamente intrecciati, Aristotele lo sapeva. La piu alta delle metafore poetiche e il più meccanico degli enigmi hanno in comune il fatto che le parole possano dire più di quel che sembrano dire. Tra gioco di parole, lapsus, sogno e invenzione corrono legami sottili. Coraggio ragazzi, malgrado i programmi ufficiali la scuola sopravvive».

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