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Nel Regno di Dioniso

Nel Regno di Dioniso

Nicola Zanichelli Editore
Esaurito
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«La commedia attica antica, la fata che sul teatro di Diòniso si presentava tutta luminosa, fra uno svariare di vesti versicolori, un armonioso intreccio di danze, un'onda di versi e di musiche meravigliose, ebbe umilissime origini. Il mondo è stato sempre lo stesso, anche la veneranda antichità, dico male, la veneranda antiquitas, che la tradizione accademica e la filologia scientifica, quella autentica, alla tedesca, che non vede un pollice oltre le nari, ci presentano senza colori e senza sorriso, irrigidita, mummificata in una guaina di codici. E sin dai tempi antichissimi, nei villaggi e nelle città di tutto il mondo greco, si poteva vedere questo spettacolo. Un grosso carro, tratto da cavalli o ,da muli, e carico di attrezzi, attraversav

Descrizione

«La commedia attica antica, la fata che sul teatro di Diòniso si presentava tutta luminosa, fra uno svariare di vesti versicolori, un armonioso intreccio di danze, un'onda di versi e di musiche meravigliose, ebbe umilissime origini. Il mondo è stato sempre lo stesso, anche la veneranda antichità, dico male, la veneranda antiquitas, che la tradizione accademica e la filologia scientifica, quella autentica, alla tedesca, che non vede un pollice oltre le nari, ci presentano senza colori e senza sorriso, irrigidita, mummificata in una guaina di codici. E sin dai tempi antichissimi, nei villaggi e nelle città di tutto il mondo greco, si poteva vedere questo spettacolo. Un grosso carro, tratto da cavalli o ,da muli, e carico di attrezzi, attraversava le strade, e si fermava sulla piazza principale, accompagnato dai ballonzoli, dalle capriole, dalle grida di giubilo dei monelli: I buffi, i buffi!
Non dicevano buffi, naturalmente: usavano nomi diversi nelle diverse regioni. Dicelisti (mimeti) in Laconia, fallofori a Sicione, dilettanti a Tebe, altrove autocabdali o sofisti, in Italia fliaci. In conclusione, erano pulcinelli.
Scendevano dal carro, costruivano in fretta e furia un palcoscenico minuscolo e relativamente alto, chiuso in fondo da una scena rudimentale, comunicante sul davanti col terreno, mediante una scaletta. Gli attori si nascondevano e si abbigliavano di dietro. E, cominciata la farsa, alcuni, quelli che si supponeva stessero in casa, entravano dal fondo: altri, che si figurava giungessero di lontano, facevano un piccolo giro e salivano per la scaletta.
E quale era il repertorio di questi girovaghi? Un antico scrittore (Sosibio in Ateneo) ci dice che imitavano dei ladri di frutta o un medico forestiero che veniva ad incantar la fiera. Altro si può scavizzolare dalle commedie di Aristofane e dai frammenti degli altri poeti comici. E la ricerca sarebbe tutt'altro che priva d'interesse; ma ci porterebbe per le lunghe. E d'altra parte non occorre soverchio sforzo di fantasia per farsi un'idea di quelle rappresentazioni: basta pensare al teatrino dei pupi, che, anche ai giorni nostri, va girando un po' per tutta l'Italia. Viene un signore, un tipo, o ghiottone, o spilorcio, o sciupone, o prete, o capitan fracassa, o quel che sia, e fa la sua brava chiacchierata. Sopraggiunge un altro che sarà il buffo, pulcinella, arlecchino, o quel che vi piaccia. Dialogo, discussione, e legnate, legnate, legnate. La commedia è finita.
Queste umili farse furono gl'incunaboli della commedia. Epicarmo, il poeta siciliano che primo elevò il genere a dignità d'arte, Cratino, padre della commedia attica, e poi Aristofane, Eupoli, e giù giù tutti gli altri commediografi, attinsero a larga mano al repertorio della farsetta popolare; ma l'arricchirono dii tali elementi, e la rivestirono di tali forme, che nel complesso le loro composizioni riuscivano tutt'altra cosa dalla modestissima progenitrice.[...]»

Dettagli del prodotto

Editore
Nicola Zanichelli Editore
Autore
Romagnoli Ettore
ISBN
900000003884

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