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I Cannibali


Disponibile in copia unica
€ 65,00
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a cura di Gianni Guadalupi, Marcelo Ravoni e Ettore Zelioli, presentazione di Giovanni Mariotti, iconografia e incisioni di Theodor de Bry.
pp. 256, riccamente illustrato da incisioni monocrome, Parma
data stampa: 1977
codice isbn: 7754

Da un estratto:
"Ancora esistono Cannibali?
No (abbiamo appena mangiato l'ultimo). Niente più Cannibali dunque. E tuttavia si continua a parlarne (e mi si chiede di parlarne qui).
Molto si parlò di Cannibali anche all'inizio del Cinquecento. Il Nuovo Mondo (appena scoperto) era un mondo cannibale (con sfrontata euforia le prime relazioni insistevano sulla nudità, gli eccessi sessuali, l'antropofagia degli americani: si vedano, per esempio, le lettere di Amerigo Vespucci). Verso la metà del Cinquecento un contadino lucchese che si firmava Scolio (un contadino citato qui anche perché era nato negli stessi paesi di chi lo cita) scrisse un poema, il Settennato, in cui celebrava l'antropofagia (e il desiderio antropofagico):
Al re per voglia altrui per necistà
Carn 'humana mangiar non è impietà
La mangia il verme e la divora il fuoco
Terren è l'un, l'altro del ciel non poco.

Terrena sulla terra, l'antropofaria sarà celeste in cielo:
S'altrui venisse voglia di gustare Humana carne come n'ebbe in terra
[…]"

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