La poesia di Prudenzio rappresenta uno dei più felici punti d'incontro tra cultura/tradizione classica romana e spiritualità cristiana maturatasi attraverso una lunga resistenza e frequenti persecuzioni, con l'acquisizione dapprima della libertà di culto con Costantino (editto di Milano, 313 d. C.) e successivamente di una posizione di preminenza sotto Teodosio (in particolare, editti del 380 e 394) e il figlio successore d'occidente Onorio (395-423). Per prima cosa va segnalato il superamento, in nome di una nuova filosofia cristiana della storia dell'antitesi Roma-Cristianesimo secondo una nuova concordia: l'antica Urbe dei Cesari vedrà perpetuarsi la sua eternità ed universalità attraverso la Roma cristiana, secondo un disegno della Provvidenza già intravisto, ma per la prima volta così chiaramente esposto da Prudenzio.
Una sola voce manca ancora a questo concento, il nuovo mondo barbarico, nonostante ormai l'inveterata gravità della questione e le molte aperture operate specie da Teodosio. La cosa può avere una sua consistente spiegazione: dopo la clamorosa vittoria barbarica di Adrianopoli (378 d.C.) si profilavano già le grandi invasioni, specie dei Visigoti di Alarico. Era quindi inevitabile che l'antitesi Romani/barbari si accentuasse impetuosamente fino a sovrapporsi al dualismo pagano/cristiano. Alarico, benché cristiano ariano, è presentato unicamente come barbaro.
Due forze sembrano minare una tale armoniosa unità: il persistere, non senza momenti di particolare vivacità (Simmaco), del paganesimo portato ad attribuire le avverse vicende imperiali alla giusta vendetta degli dei umiliati e rinnegati, e le eresie all'interno del mondo cristiano: lunghe snervanti diatribe e lotte dottrinarie non senza coinvolgimenti politici e sociali, che però dovevano portare a quella solidità interiore in grado di segnare una svolta decisiva e determinante nella storia del pensiero.
All'interno di questa nuova temperie spirituale, così efficacemente rappresentata da Prudenzio, sarà bene individuare alcune linee maestre di tradizione, sulle quali si tornerà in sede di applicazione a Symm.: a) componente biblico (Antico Testamento )-cristiana (Nuovo Testamento; apologetica e patristica specie latina); b) componente logico-discorsiva classica e postclassica, a superamento della contrapposizione, in campo cristiano, Ciceronianus/Christianus; c) componente poetica, con nettissima preminenza virgiliana, molto copiosa di riprese formali, reminiscenze anche "allusive" (atte a risvegliare nel lettore la memoria e l'individuazione del passo poetico imitato), formule stereotipe e posizioni metriche. A volte non mancano punti di autentica profondità. Una posizione a sé merita la tradizione mitologico-religiosa pagana, naturalmente chiamata in causa in chiave polemica sulla scia dei precedenti autori cristiani. A parte certi apporti alla documentazione specie cultuale, anche i punti di maggiore accanimento, a volte troppo aspro e ingeneroso, si svolgono senza troppo allontanarsi da quello che è il metro abituale della sua poesia. Secondo i dettami della refutatio oratoria, P. mette in risalto le contraddizioni e assurdità logiche e le immoralità etiche insite nel paganesimo. È questo il solo punto del mondo romano respinto dal poeta.
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La poesia di Prudenzio rappresenta uno dei più felici punti d'incontro tra cultura/tradizione classica romana e spiritualità cristiana maturatasi attraverso una lunga resistenza e frequenti persecuzioni, con l'acquisizione dapprima della libertà di culto con Costantino (editto di Milano, 313 d. C.) e successivamente di una posizione di preminenza sotto Teodosio (in particolare, editti del 380 e 394) e il figlio successore d'occidente Onorio (395-423). Per prima cosa va segnalato il superamento, in nome di una nuova filosofia cristiana della storia dell'antitesi Roma-Cristianesimo secondo una nuova concordia: l'antica Urbe dei Cesari vedrà perpetuarsi la sua eternità ed universalità attraverso la Roma cristiana, secondo un disegno della Provvidenza già intravisto, ma per