Che Abū Nuwās davvero sia stato il maggior poeta lirico degli Arabi, come lo proclamò un secolo fa il Kremer, suo primo presentatore in Europa, è forse disputabile; ma anche chi non gli riconosca quel primato assoluto deve riconoscere in lui una spiccata personalità poetica, certo la più vigorosa e caratteristica della «scuola moderna» abbàside, che tra la fine del nostro X/VIII secolo e i primi decenni del seguente rinnovò nella tematica e nella forma il tesoro della poesia araba più antica e diede a taluni suoi preesistenti motivi, in primo luogo il bacchico e l'amoroso, un nuovo volto entro la tradizione classica, che pur finì col reimporre il suo predominio.
Riconosciuto il caposcuola dei «moderni», Abū Nuwās fu tale soprattutto in una parte dell'opera sua, la poesia appunto del vino e dell'amore, rimanendo per altra parte, come l'encomiastica, fedele ai suoi vecchi schemi: ed è naturale che i suoi vari interpreti occidentali abbiano di preferenza presentato e interpretato quella sua più nuova e originale poesia di vino e amore.
Il Vallaro in particolare, certo oggi uno dei migliori conoscitori della poesia abbàside, ci offre qui una scelta, assai più larga di quella che anni fa curammo noi stessi, di questo Abū Nuwās veramente «moderno» rispecchiante nella sua produzione poetica la dolce vita di Bàssora e di Baghdàd e la sua stessa disordinata vita di libertino gaudente.
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Che Abū Nuwās davvero sia stato il maggior poeta lirico degli Arabi, come lo proclamò un secolo fa il Kremer, suo primo presentatore in Europa, è forse disputabile; ma anche chi non gli riconosca quel primato assoluto deve riconoscere in lui una spiccata personalità poetica, certo la più vigorosa e caratteristica della «scuola moderna» abbàside, che tra la fine del nostro X/VIII secolo e i primi decenni del seguente rinnovò nella tematica e nella forma il tesoro della poesia araba più antica e diede a taluni suoi preesistenti motivi, in primo luogo il bacchico e l'amoroso, un nuovo volto entro la tradizione classica, che pur finì col reimporre il suo predominio.
Riconosciuto il caposcuola dei «moderni», Abū Nuwās fu tale soprattutto in una parte del