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Un Sultano in Vendita

Commedia in tre atti

Ipocan
€ 8,00
Quantità

traduzione dall'arabo di Virginia Vacca
pp. 100, Roma
data stampa: 1964
codice isbn: 88406

È probabile ed augurabile (per non dire certo) che prima o poi il sommo premio letterario internazionale farà improvvisamente conoscere al mondo intero l'opera del musulmano egiziano Taufīq al-Hakīm - oggi famosa soltanto nel mondo arabo e orientalistico e in alcune zone illuminate d'Europa (Francia).

In attesa di quanto si spera, è buona cosa ampliare la serie ancora modesta delle opere hakimiane tradotte in italiano; gli intelligenti di casa nostra apprezzeranno sicuramente questo scrittore fecondo e originale. La sua voce, sempre limpida nella profondità del pensiero e nella varietà delle ispirazioni, è di quelle che passano agevolmente dalla lingua nativa ad altre lingue e mentalità, come dimostra il successo delle traduzioni, che vanno dall'ebraico allo spagnolo e dallo svedese al russo, col francese in testa per molte lunghezze. Quando non rappresenta la società cittadina dell'Egitto contemporaneo (che somiglia parecchio alla nostra) il teatro di al-Hakīm si ispira sia a miti greci (Edipo, Pigmalione), sia alla Bibbia e al Corano (Salomone), sia alla novellistica araba (Shahrazād), interpretando e arricchendo i temi tradizionali con sorprendente genialità.

Questa commedia fu scritta nell'autunno del 1959, periodo trascorso dall'autore a Parigi, mentre seguiva gli avvenimenti del mondo contemporaneo, ed è ispirata alla domanda che il nostro mondo, perplesso, si trova oggi di fronte: la soluzione delle difficoltà mondiali sta nel giudizio della spada o in quello della legge? Dobbiamo affidarci alla forza o ai principii? I detentori del potere, cui spetta decidere le sorti dell'umanità, oggi si presentano tenendo nella destra la bomba atomica o all'idrogeno e nella sinistra il codice o i principii. Da una parte stanno le basi dei missili, dall'altra l'O.N.U. Sono perplessi, spaventati, non sanno o non osano prendere la decisione definitiva. Quale delle due soluzioni butteranno via e quale conserveranno? Quale richiede il maggior coraggio e quale espone al peggior pericolo? Questa è la posizione conturbante e paurosa dei responsabili di una scelta definitiva fra la spada e la legge, ed il mondo intero è stato trascinato nella stessa perplessità generale, nello stesso turbamento universale.

L'autore ha collocato la situazione, l'interrogativo, in un ambiente orientale antico. La commedia fu pubblicata in francese a Parigi, col titolo «J'ai choisi».

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