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Un Natale a Ceylon e Altri Racconti Indiani

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Garzanti
€ 16,00
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prefazione e cura di Piero Cudini.
pp. 256, Milano
data stampa: 1984
codice isbn: 900000003726

Travestito da turista-entomologo, Guido Gozzano fu in India per un breve periodo, dal febbraio sino alla metà di aprile del 1912. La vera ragione del viaggio era terapeutica: sull'onda delle peregrinazioni stevensoniane, Gozzano raggiunge le spiagge esotiche per curare i suoi mali di petto. Ma ha, comunque, presenti le possibili ragioni commerciali del suo viaggio: due anni dopo, confidando nella propria memoria e nei propri taccuini, anzi, giocando elegantemente sulla spuma dell'oblio, prende a raccontare sulle pagine della «Stampa» di Torino le sue impressioni di viaggio. Una cosa è certa: molti ricordi sono puramente immaginari, ed è provato soprattutto che il poeta non trascorse mai un Natale a Ceylon, come vorrebbe far credere il titolo di un racconto che dà il nome a questa raccolta.
Una raccolta postuma, perchè Gozzano, minato dalla tisi, non ebbe il tempo di raccogliere in volume i suoi articoli sull'India. La leggenda vuole invece che sul letto di morte egli trovasse la forza di organizzare mentalmente un libro, cui avrebbe anche dato il lirico titolo Verso la cuna del mondo. Piero Cudini, il curatore di questa nuova edizione delle «lettere indiane», non ha più voluto prestare fede a questa versione postuma del fratello di Guido, Renato; e pur non potendo presentare una vera e propria edizione critica dell'opera, mancando in molte occasioni i testi originali, ha preferito rinunziare all'illusoria organicità del libro, presentando i racconti cronologicamente, nell'ordine di uscita sulla «Stampa» o su altri periodici: così, in appendice, possono anche figurare due pezzi come Un voto alla Dea Tharata-Ku-Wha e Sull'Oceano di brace, che non compaiono nelle altre edizioni manipolate della Cuna.
Del resto, queste pagine di viaggio, spesso destinate a riviste come «La Lettura» o «La Donna», caratterizzate da un bovaristico gusto dell'esotismo, possono benissimo vivere a sè, come racconti conchiusi. Racconti in verità non sono: sono meditazioni, riflessioni in forma di elzeviro, pagine di diario con ambizioni narrative. Fantasie spesso folgoranti e geniali, attraversate dalle «trafitture» della nostalgia: «la flora che mi circondava non è consolante, mi ricorda di continuo la spaventosa distanza della patria».
L'Oriente di Gozzano è a ben vedere quello sognato, esotico, infantile: «Prima ancora di saper leggere, io sognavo Benares. Se risalgo alle origini prime della mia memoria vedo la città sacra in un'incisione napoleonica, nella stanza dei miei giochi. E il ricordo è così chiaro che il sogno d'allora mi sembra la realtà e la realtà d'oggi mi pare sogno…»
Non sarebbe giusto credere che Gozzano andasse in India per verificare questi ricordi infantili, esotici; lui stesso ce lo ricorda continuamente, la realtà è ben più triste e deludente dell'immaginario: ma egli non dimentica mai di far giocare i due livelli della fantasia e del reale, così lontani fra loro eppure così felicemente generatori di poesia.
Il grande bazar dell'Oriente, questo infinito «Convegno del mondo, che offre tante cose rare all'amatore dell'anacronismo e del paridosso», funziona proprio come macchina per mettere in moto il suo fertile immaginario comparativo, che rimane pur sempre legato alla terra natale: «è vano che tu m'illuda, o vagabonda notte! Sono a Ceylon, so di essere a Ceylon. f: vano che tu mi porti ad ogni risveglio un lembo di paesaggio ligure o canavesano, il profilo di mia madre…»
Per questo, poco importa forse scoprire quali posti davvero il poeta-turista abbia visitato: meglio scoprire la verità della sua fantasia, innegabilmente letteraria, formata sui libri di Gautier, Camōes, De Heredia e De Gubernatis.

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