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Palazzo Te è un luogo-scrigno che incorpora miti e metamorfosi in ogni suo angolo, un labirinto di architetture e pitture che chiede di essere non solo ammirato, ma anche decifrato, letto, ascoltato. Nella cultura e nell'immaginario di Giulio Romano e della nobiltà rinascimentale che ha abitato e vissuto il Te nei momenti di festa, il mito greco, filtrato dalla letteratura katina, era vivo e capace di emozionare. Era una presenza che si animava di rimandi, di letture, di immagini e di sogni. Il mito parlava e cantava. Oggi occorre farne memoria. Senza la memoria del mito l'esperienza visiva rimane limitata al piacere dei sensi, alle armonie estetiche, perde parte della potenza narrativa di un tempo.