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Guida della Grecia

Libro IX - La Boezia

€ 30,00
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testo e traduzione a cura di Mauro Moggi, commento a cura di Mauro Moggi e Massimo Osanna
pp. CXXX-476, ill. b/n, cartine, Milano
data stampa: 2010
codice isbn: 978880459427

Quando, nel secolo II della nostra era, Pausania si accinse a scrivere la sua descrizione della Grecia, il massimo fulgore della civiltà ellenica era ormai tramontato, ma rimanevano ancora vivi e imponenti, come ombre sempre più gigantesche dell'immaginazione, i suoi monumenti: i templi, le pitture, le sculture, i miti: la memoria. Nel Libro IX, dedicato alla Beozia, lo scrittore muove da Platea - dove la battaglia del 479 a.c., con la morte del comandante persiano Mardonio e la vittoria della lega ellenica condotta dallo spartano Pausania, sancì la fine dell'invasione persiana della Grecia - e chiude con Cheronea, il luogo dove Filippo di Macedonia sconfisse, nel 338, un esercito di città greche: che persero così per sempre la loro indipendenza. Domina il libro, però, Tebe, con la sua storia tragica di lotte fratricide, matrimoni incestuosi, parricidi, figli fatti a pezzi dalle madri, odi insanabili: dalle nozze di Cadmo e Armonia a Edipo, Creonte, Eteocle e Polinice, da Anfione ad Anfitrione, Pausania ripercorre qui le vicende della città. La Beozia, tuttavia, è anche la terra della poesia, della musica, degli oracoli e della mantica. Di Glauco, il pescatore che divenne divinità del mare e prese a predire il futuro degli uomini; dell'inquietante Tiresia, il profeta di Odisseo, Edipo e Narciso. E soprattutto dell'Elicona, coperto di alberi e di cespugli di fragole selvatiche, al centro del libro. Alle dee di questo monte, le Muse, alla loro origine e alla loro iconografia è dedicata una trattazione specifica. Sulle pendici dell'Elicona, nel loro santuario, si trovavano le statue di poeti, musici e cantori: Lino, Tamiri, Arione, Orfeo ed Esiodo: che proprio lì era nato, e del quale l'autore ricorda l'investitura poetica. Successore di Esiodo, poi, il tebano Pindaro: ecco i resti della sua casa, la tomba, gli onori che gli concesse la Pizia. E la storia della sua iniziazione poetica: «Quando era giovinetto» narra Pausania, «Pindaro, recandosi a Tespie nella stagione calda, verso mezzogiorno fu preso dalla fatica e dal sonno che ne deriva; pertanto, si coricò un poco, così com'era, sopra la strada; mentre dormiva, le api si dettero a volare su di lui e a modellargli un favo di miele sulle labbra».

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