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Nô e Kabuki

Teatro classico giapponese

Nuova Accademia
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a cura di Leo Magnino
pp. 138, Milano
data stampa: 1965
codice isbn: 900000002051

Il Nô, che significa abilità, è di origine prettamente religiosa e si ispira soprattutto ai principi dello zen: il Nô si basa infatti sull'esistenza del personaggio unico e non esiste quindi la possibilità di creare una dialettica drammatica. Il protagonista è sostenuto, nella sua azione, dal secondo e da altri attori, dal coro e dall'orchestra: tutti operano in modo da creare l'arte unica del Nô. L'importante è che tutti questi elementi si fondano in un'unità perfetta, attraverso quella singolare presentazione che arieggia una vera e propria competizione.

Le origini del Nô risalgono a una danza-pantomima - cui si aggiunse poi il recitativo - eseguita in occasione di feste shintoiste, su palchi eretti nelle vicinanze dei maggiori templi. Ci fu un tempo in cui la danza e la musica diedero origine al dialogo parlato: si ebbe allora il Nô recitato, come cantilena, dagli stessi sacerdoti.

Il Nô, eseguito di solito in occasione di feste propiziatrici, si sviluppò quasi contemporaneamente al dramma sacro italiano. I principali teatri di Nô sorsero accanto ai maggiori templi: presso Ise, dove era il tempio della dea solare Amaterasu, si ebbero ben tre teatri; e quattro ne furono costruiti a Nara, sede anch'essa di un tempio famosissimo.

I Nô divennero ben presto la letteratura ufficiale della Corte: rappresentati in un primo tempo dagli stessi sacerdoti, questi furono poi sostituiti da giovani gentiluomini della classe militare, i quali ricevevano un'apposita istruzione. Il pubblico, che seguiva queste rappresentazioni, era composto in prevalenza da nobili, da cavalieri e da militari: oggi ancora a Tokyo, a Kyoto e nelle principali città giapponesi, i Nô sono ascoltati con religiosa attenzione da un pubblico, scarso si, ma eletto, composto da discendenti dei daimyo e da ex-nobili feudali.

Il Kabuki è la forma drammatica del Giappone che maggiormente assomiglia, sotto diversi aspetti, alle forme teatrali dell'Occidente. In un primo tempo gli attori erano uomini e donne, ma, a partire dal 1629, per ragioni di moralità, venne fatto divieto alle donne di calcare le scene e gli uomini pertanto interpretarono da allora anche le
parti femminili, non senza incoraggiare in tal modo lo svilupparsi fra gli attori stessi di costumi speciali, dai quali numerosi romanzieri attinsero largamente i soggetti per le loro opere.

Il Kabuki è dunque un dramma a forti tinte, i cui soggetti sono presi dalla storia, dai costumi e dalla mitologia locali: ancora oggi esso viene rappresentato con successo sulle scene giapponesi ed è, come abbiamo detto, la forma teatrale che piu si approssima a quelle occidentali.

Nel presentare al pubblico italiano questo «cristallo» dedicato al Nô e al Kabuki desideriamo soprattutto porre nel giusto rilievo l'importanza eccezionale che ha il teatro classico giapponese e, nello stesso tempo, indicare a quanti si occupano di teatro l'attualità di due generi teatrali, che potranno forse contribuire positivamente alla rinascita del teatro occidentale.

Indice:

Introduzione


Il Nô


Hagaromo (Le Ali)


Seami Motokiyo: Aoi no Uye (La principessa Malvarosa)


Kagekiyo


Seami Motokiyo: Kinuta


Shôjô


Il Kabuki


Jogo Segawa III: Genyadana


Namiki Gohei III: Kanjincho


 

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