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L'Apocalisse di San Giovanni

ristampa anastatica dell'edizione del 1743, accompagnato da un'appendice "Presenza e Mistero dell'Apocalisse".

Nardini
€ 34,00
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prefazione di Mario Naldini, testi in appendice di Franco Cardini, Valerio Mannucci, Mario Naldini.
pp. 236+64, ill. b/n nell'appendice, Fiesole (FI)
data stampa: 1994
codice isbn: 978884041117

Dalla prefazione di Mario Naldini:
"La pubblicazione del testo o di studi concernenti l' Apocalisse di Giovanni, un libro tanto misterioso quanto notoriamente celebre (cfr. il saggio di F. Cardini), potrebbe apparire impresa di chi volesse portare acqua al mare. Ma nel caso nostro, oltre al fascino che ancor oggi emana dalle enigmatiche pagine dell'ultimo scritto neotestamentario, che si ritiene scritto diciannove secoli fa, intorno all'anno 95, alcune singolari novità rendono plausibile e anche meritoria l'iniziativa di ristampare questa «parafrasi» dell'Apocalisse che vide la luce a Padova nel 1743 «con la licenza de' superiori». Come dichiara nella sua prefazione l'autore stesso, Locresio P. A., si tratta appunto di una «parafrasi» - più che di una traduzione - in versi italiani, e precisamente in terzine dantesche: una vera novità, per quanto ne sappiamo. La parafrasi inoltre è dedicata ad un personaggio d'eccezione, il papa Benedetto XIV, il dotto e umanissimo cardinale di Bologna Prospero Lambertini, secondo una prassi significativa e quasi universale, ma non sempre garante da sé del valore dell'opera dedicata.

La versione del Locresio è divisa in 22 capitoli, quanti sono i capitoli dell'Apocalisse canonica; e ogni capitolo si apre col testo latino della Vulgata, perché i lettori «ne facciano a loro voglia, e più agevolmente il confronto». Chi avrà voglia di spendere un po' di tempo in questo confronto riconoscerà che l'autore si è attenuto sostanzialmente a quanto egli stesso dichiara ancora nella sua prefazione: rendere con fedeltà il testo vulgato, ricorrendo per i luoghi problema tici all'autorità del «dottissimo» Cornelio a Lapide. Tuttavia il Locresio non rinunzia a tessere e ad inserire qua e là brevi amplificazioni di carattere per lo più parenetico o rapide narrazioni esplicative in tono epico. Si veda nelle prime due terzine del cap. X la descrizione della discesa dal cielo dell'angelo «vittorioso e forte», o il rapido commento nella terzina 14 del cap. XVI: «Questa l'infame usanza è del peccato ... », l'ostinata e tracotante bestemmia degli uomini folgorati dalla vampa del sole, su cui il quarto angelo ha versato la sua coppa.

Lo scoglio più duro l'autore l'ha trovato ovviamente nella forma enigmatica del testo, nella «misteriosa profezia» fittamente intessuta di simboli spesso indecifrabili o comunque inconsueti alla nostra mentalità. Locresio esprime questa difficoltà citando S. Girolamo, Ep. 103, 7: in ogni parola dell'Apocalisse si cela un mistero. D'altra parte la scelta della forma poetica è sembrata all'autore singolarmente idonea ad esprimere «la nobiltà, la grazia e la bellezza» delle Sacre Scritture, in particolare delle sublimi pagine profetiche, pervase spesso di afflato poetico. Ma è probabile che non siano stati estranei all'impresa del Locresio motivi di carattere storicoletterario, come la tendenza tipica del secolo dei lumi, di cartesiana memoria, alla formulazione chiara e distinta di soggetti che chiari non sono, e insieme l'esigenza di una poesia popolareggiante e divulgativa: la misteriosa grandezza del testo affidata alla forma facilmente orecchiabile della terzina. Il modesto rivestimento poetico di uno scritto come l' Apocalisse saprà comunque attrarre l'attenzione e l'interesse del sagace lettore moderno. È constatazione dichiarata che oggi l'Apocalisse, mentre sembra quasi tacere sulle cattedre della predicazione ecclesiastica e dell'insegnamento religioso, esercita un fascino nuovo nella mentalità generale soprattutto nel versante dell'arte figurativa e della poesia. Si pensi al tema dell'«apocalittica» nella poesia moderna: il poema Fine del mondo di E. Lasker-Schüler, L'ultima notte di K. Krolow, Apocalisse di R. Schneider; e alle sensazionali e impressionanti raffigurazioni apocalittiche di tante chiese moderne. Dove emerge e prevale evidente l'interpretazione dell'Apocalisse in chiave drammaticamente escatologica.

E qual è l'interpretazione dell'Apocalisse seguita dal nostro autore? Nella sua prefazione egli dichiara di voler seguire S. Agostino (De doctr. christ. lO, 15 e 15, 22) nell'attenersi al senso letterale del testo sacro, a costo di lasciare talvolta le cose «nella meravigliosa loro oscurità», e aggiunge che specialmente nei luoghi più difficili sarà sua guida l'esegesi di Cornelio a Lapide. Ora, a quanto ci risulta, l'interpretazione adottata dal grande biblista secentesco è in chiave storicoescatologica: l'Apocalisse vuol suscitare fortezza e invitta costanza nella fede dei cristiani del suo tempo e di ogni tempo di fronte alle persecuzioni, comprese le lotte contro l'Anticristo alla fine del mondo; così come intende proclamare l'indefettibilità e il glorioso finale della Chiesa contro quanti ne pronosticano il tramonto sotto il peso delle tribolazioni. Prospettive che ancor oggi trovano posto nei cosiddetti sistemi interpretativi dell'Apocalisse.

Ma l'esegesi moderna mi sembra fortemente orientata ad intendere il termine profezia, riferito all'Apocalisse, nel senso originario, almeno per quanto concerne la tradizione giudaico-cristiana, nel senso cioè di parlare nel nome e nell' autorità di Dio (cfr. il saggio di V. Mannucci). Tutto ciò ha favorito un certo distacco dalla generale tendenza a ideare con immaginazione talvolta sfrenata e si direbbe a visualizzare più che ad ascoltare e interpretare i simboli e i messaggi cifrati del testo apocalittico; ed ha anche aperto la strada alla concezione di interpretazioni alternative a quelle più o meno rigidamente escatologiche, stimolando in tal modo una seria riflessione su proposte esegetiche radicalmente nuove. Si ricordi la lettura dell'Apocalisse proposta assai di recente da E. Corsini (Apocalisse prima e dopo, Torino 19801), definita da Romano Penna «altamente originale». L'Apocalisse altro non sarebbe che un messaggio alla chiesa di ogni tempo, un' originale catechesi cristologica, che «rivela» Gesù Cristo, nel quale si è compiuto definitivamente tutto l'Antico Testamento. La tesi per la sua «sorprendente e sotto certi aspetti urtante novità» (Piero Rossano) ha suscitato non poche perplessità ma anche molto interesse, segno ulteriore della inesauribile ricchezza e della perenne attualità di un libro affascinante qual è l'Apocalisse di Giovanni."

Indice:

Volume 1
L'Apocalisse di San Giovanni


Volume 2
Prefazione
di Mario Naldini


Il Millennio dei Misteri
di Valerio Mannucci


La Presenza dell'Apocalisse
di Franco Cardini


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