Questo libro di Nicola Emery disocculta il significato, gli esiti e la genesi della lunga esperienza filosofica di Giuseppe Rensi (1871-1941), definita nella sua drammatica coerenza e nella sua straordinaria pregnanza storica e teoretica. Lo sguardo apofatico di Sisifo-Rensi è fissato come uno specchio ustorio, nel cui assurdismo si riflette l'insensato fare in mobilitazione della totalità degli enti, cose, uomini, Stati proprio dell'epoca del nichilismo. E si scopre che la «via italiana alla filosofia della crisi», con Rensi, lettore da sempre di Schopenhauer e di Leopardi, critico senza reticenze oltre che di fascismo e bolscevismo, anche della «rettorica democratica», è una via che ha affascinato direttamente grandi autori europei, come Jean Grenier, maestro di Albert Camus, e come Hans Cornelius, maestro di Max Horkheimer e di Theodor Adorno. Entrambi, infatti, raccomandavano la lettura delle opere del filosofo di Genova, oggetto in patria di un ostracismo fra i più duraturi..., e interprete fra i più fini e tempestivi, se adeguatamente ascoltato, del più radicale e aristocratico «pensiero negativo».
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Questo libro di Nicola Emery disocculta il significato, gli esiti e la genesi della lunga esperienza filosofica di Giuseppe Rensi (1871-1941), definita nella sua drammatica coerenza e nella sua straordinaria pregnanza storica e teoretica. Lo sguardo apofatico di Sisifo-Rensi è fissato come uno specchio ustorio, nel cui assurdismo si riflette l'insensato fare in mobilitazione della totalità degli enti, cose, uomini, Stati proprio dell'epoca del nichilismo. E si scopre che la «via italiana alla filosofia della crisi», con Rensi, lettore da sempre di Schopenhauer e di Leopardi, critico senza reticenze oltre che di fascismo e bolscevismo, anche della «rettorica democratica», è una via che ha affascinato direttamente grandi autori europe
Descrizione
Dettagli del prodotto
- Editore
- Marzorati
- Autore
- Emery Nicola
- ISBN
- 5641