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Racconta Tacito nelle sue Storie che Pompeo, entrato a Gerusalemme con la forza del vincitore, ne profanasse il Tempio trovandolo vuoto e senza misteri di sorta. Ma è proprio intorno a questo vuoto che la tradizione di pensiero ebraica ha sviluppato - nel corso dei secoli - una riflessione che non smette di inquietare e interrogare chiunque si avvicini ai rotoli che compongono la Torah. Vuoto o assenza massimamente generativi, dunque, perché scaturiti da un’Origine imbrigliata in una scrittura che reclama un’interpretazione inesauribile: al cammino verso il disvelamento della verità che caratterizza il pensiero filosofico «dalla Ionia a Jena» (Rosenzweig) corrisponde - come in un polifonico controcanto - una tradizione di pensiero impegnata nell’indagine sul senso degli infiniti velamenti della verità quando si fa parola e si consegna al linguaggio.