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L'antisemitismo e i suoi stereotipi nella cultura europea (1850-1920)

Einaudi
€ 32,00
Quantità

pp. XXIV-396, Torino
data stampa: 2011
codice isbn: 978880620730

Fra la prima metà dell'Ottocento e gli inizi del Novecento in Europa si afferma una cultura che procede sicura nella razzizzazione della figura dell'ebreo. È il caso di dire che la cultura «alta» - espressa da scrittori, scienziati sociali, medici e famosi pubblicisti - legittima gli atteggiamenti dell'antisemitismo militante, impegnati nelle agitazioni di piazza.
Ecco perché, vista dall'angolazione delle rampe di selezione di Auschwitz-Birkenau, la cultura europea non può rivendicare patenti di immunità o di innocenza. La cultura politica antisemita ha agito semmai da amplificatore di giudizi e atteggiamenti antiebraici, che settori consistenti di intellettuali europei avevano elaborato al chiuso dei loro studi.
Sul piano storiografico bisogna allora chiedersi se il nazismo non potesse presentarsi quale erede di determinati filoni e atteggiamenti culturali e «scientifici», ampiamente diffusi nella cultura europea dei decenni precedenti.

Indagare «l'antisemitismo dei colti» in europa prima del nazismo significa compiere un decisivo salto d'analisi nella storicizzazione della Shoah. Una piú esatta comprensione della Shoah è possibile indagando l'universo ideologico dell'antisemitismo. Il fondamento di questa cultura politica antipluralista e ostile ai sistemi politici liberali, è rintracciabile nel tentativo di costruire una serie di stereotipi - dall'ebrea seducente, sessualmente perversa e incline alla prostituzione all'ebreo nevrotico, e dunque rivoluzionario - capaci di determinare un'immagine differenziata dell'ebreo. La differenziazione tocca il culmine nell'associare l'ebreo agli animali nocivi (ratto, iena, pidocchio ecc.): una differenziazione che fornirà il bagaglio culturale necessario ai nazisti per programmare la loro politica di sterminio.
Il dato storiografico e teorico-politico sconcertante è che questa strategia di differenziazione ha registrato il contributo significativo di voci e discipline della cultura europea, dalla narrativa alla psichiatria.
È dunque il caso di interrogarsi se, oltre all'«antisemitismo degli antisemiti» nell'Europa precedente il nazismo non sia stato attivo anche l'«antisemitismo dei colti», impegnato, dall'alto di un'equivoca neutralità scientifica, a suggerire suggestioni e spunti in materia di stereotipi che poi l'antisemitismo militante e plebeo rielaborava e diffondeva nella sua vasta pubblicistica e nelle sue agitazioni.

Indice:

Indice
Parte prima La risposta dell'antisemitismo all'omologazione borghese
I. Scoprire l'ebreo
II. Definire la sessualità dell'ebreo: la razza femmina, la prostituzione e il prossenetismo ebraici
III. Lo stereotipo della «bella ebrea» fra narrativa e pubblicistica politica
IV. Il dibattito antisemita sulle origini della perversione ebraica, il cinema quale ultima tappa della razza pervertita e l'economia politica della prostituzione
V. Delinquenza ebraica, omicidio rituale e disperazione dell'antisemitismo davanti all'«Ewigkeit» ebraica
VI. Immunità biologica ed «Ewigkeit» dell'ebreo: la conferma della disperazione dell'antisemita

Parte seconda L'intervento delle scienze: il caso della psichiatria
VII. Il Dr. Meige e la resa della terapia: ebrei, tedeschi e zingari
VIII. Kimon: un'articolazione psichiatrica dei «Protocolli»
IX. Le ricadute sociali della razza nevrotica
X. Il passaggio decisivo dalla religione alla scienza e l'articolazione del timore dell'ebreo invisibile
XI. La visione spirituale e culturalista dell'ebreo quale fondamento dell'antisemitismo maturo e totalitario

Parte terza Tersitismo, mostruosità, animalizzazione: dalla logica del razzismo alla logica dell'antisemitismo
XII. La somatizzazione contro la «Bildung»
XIII. Espellere l'ebreo dal genere umano
XIV. Logica del razzismo e logica dell'antisemitismo

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