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Sepher Yetzirah


€ 24,50
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codice isbn: 978882722973
Il Sepher Yetzirah - Libro della Formazione è stato scritto probabilmente in Palestina nel secondo o terzo secolo. La sua natura è quella di un grimorio, cioè un manuale di magia pratica volto principalmente all’evocazione di entità ultraterrene con cui stabilire un legame a proprio vantaggio. E infatti da questo antichissimo testo ha avuto origine la Kabbalah come disciplina meditativa ma anche come pratica magica. La sua dottrina strutturata e coerente si è rivelata cruciale nei secoli, ha influenzato lo sviluppo delle tecniche per elevare lo stato di consapevolezza e percorrere l'ascesi ma anche le dottrine magiche dal Rinascimento fino ad oggi.

Questa edizione è tradotta dall'ebraico ed è estesamente commentata. E’ composta dalle sue Tre versioni principali, insieme con le Trentadue Vie della Sapienza che descrivono le tappe dell’ascesi, e alle Cinquanta porte della comprensione.
I fenomeni si definiscono e si completano per come vengono percepiti, altrimenti rimangono in uno stato di indeterminazione. E’ difficile dire quanto quest’ultima considerazione rivaluti coscienza e spirito, in una parola il grado di consapevolezza, nei confronti del puro materialismo.

L’aveva capito invece, quasi duemila anni fa, Rabbi Rava, sottolineando che per creare un mondo adatto a noi occorre essere “giusti”. Nell’ebraismo, e in particolare nella Kabbalah, il termine tzadiq non ha significato generico di “persona retta”, ma indica colui la cui anima serve da veicolo - merkavah - a Dio, e per questo fa da fondamento - yesod - al mondo. Non è uno status che si conquista con la rettitudine, ma viene concesso da Dio a chi vuole Lui: è la consapevolezza, ispirata da Dio, a fare da fondamento al mondo come noi lo conosciamo. Questo concetto emerge chiaramente dal Libro: la consapevolezza umana interpreta la struttura dell’universo conferendole un significato e quindi un’essenza.

Il libro descrive anche come si “forma” e si caratterizza un mondo a misura del “giusto”, e lo fa introducendo un altro concetto che di nuovo sembra tolto di peso alla fisica quantistica: quello di multiverso, che nel testo viene chiamato galgal, cioè “sfera”, una sfera a undici dimensioni (quante ne prevedono le teorie cosmologiche più avanzate) i cui infiniti piani sezione rappresentano ciascuno un possibile universo alternativo al nostro. L’Opera indica come definire questo universo sulla base di uno schema di simboli legati alle lettere dell’alfabeto ebraico, e come trasferirvi la nostra consapevolezza alterando il nostro sistema percettivo (che è anche la chiave della realtà oggettiva) mediante un metodo concettualmente semplice - ma in verità difficile ad attuarsi - grazie al quale il nostro livello di sensibilità aumenta.

Come scrive Sebastiano Fusco, traduttore e curatore dell’Opera “per ciò che dice e ancor più per ciò che fa intuire, leggerla è come fare un tuffo nel profondo di noi stessi e riemergere nell’infinito”.
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