Nel Tibet dei primi decenni del Novecento, un luogo insieme fiabesco e lontano da ogni stereotipo, dove bellezza e violenza sono inseparabili e le accecanti distese rosso fuoco dei campi di papaveri rimandano alla tragica diffusione dell’oppio, si snoda la saga della dinastia Maichi. Potenti signori feudali dal potere illimitato, i membri del clan si muovono tra rivalità familiari e lotte di potere, amori e sconfitte, in un intrecciarsi di eventi dove le personalità dei molti protagonisti, primitive e ricche di fascino, emergono con grande evidenza narrativa. A raccontare è la voce di un membro dell’ultima generazione, un giovane idiota che vive la propria limitatezza come occasione di libertà, e sa osservare cose e persone con uno sguardo che, da ingenuo, si rivela straordinariamente acuto. Attraverso gli occhi di questo idiota sapiente catastrofi naturali e vicissitudini politiche, tradizioni e superstizioni, crudeltà e follie raggiungono una risonanza simbolica, e la struttura del romanzo di formazione acquista nuova profondità nel dipingere non solo la storia di un uomo e di una famiglia, ma quella di un paese, e di un universo culturale.
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Nel Tibet dei primi decenni del Novecento, un luogo insieme fiabesco e lontano da ogni stereotipo, dove bellezza e violenza sono inseparabili e le accecanti distese rosso fuoco dei campi di papaveri rimandano alla tragica diffusione dell’oppio, si snoda la saga della dinastia Maichi.