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Vita Bizantina di Barlaam e Joasaf

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Rusconi
€ 26,00
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introduzione, versione italiana, note e repertorio a cura di Silvia Ronchey e Paolo Cesaretti.
pp. 322
data stampa: 1980
codice isbn: 5293

Barlaam e Ioasaf, la maggiore fiaba agiografica del Medioevo orientale, già erroneamente attribuita a Giovanni Damasceno e qui presentata in prima edizione italiana dall'originale bizantino ad opera di due giovanissimi studiosi, trae origine da uno spunto narrativo tra i più fortunati di tutte le letterature. Ioasaf è il Buddha, ma Barlaam e Ioasaf è molto più che un re-writing cristiano della leggenda del Buddha. Sacra a oltre venti popoli di circa trenta lingue e dieci diverse confessioni, da Gibilterra al Pacifico, la storia del principe-filosofo ha ricevuto a Bisanzio la sua canonizzazione. Come nella vicenda del Buddha, anche qui un adolescente di educato intelletto e leggiadre sembianze cresce recluso dietro i cancelli di un palazzo, perché il re dell'India suo padre gli ha proibito di avere commercio col mondo che è fuori. Come nella vicenda del Buddha, lo spettacolo impreveduto dell'Anomalia e della Morte desta in lui un turbamento che solo il percorso saprà guarire. Sarà il vegliardo Barlaam, l'anacoréta di Senaaritide astutamente penetrato a palazzo, a distogliere dall'errore il principe grazie a una delle più ingenti rheseis pedagogiche della letteratura medievale: ad apologhi del Pañcatantra e a storie meravigliose di varia e remota origine si alterna qui la recitazione di un'antica biblioteca sapienziale - la Bibbia, i Padri greci, i classici - e la conversione di Ioasaf sarà in primo luogo la cronaca di un'audizione. La maturazione mistica del principe - ribelle al padre, alla «falsa sapienza degli pseudosacerdoti e degli pseudoeremiti », « solo contro moltitudini », allorché Barlaam avrà misteriosamente lasciato il palazzo, in un'Indoetiopia «avvolta in tenebra d'interlunio» e percorsa dalle trame di Araches e del Consiglio Segreto - si compirà con la fuga dal trono alla ricerca del padre spirituale in un deserto pullulante di mostri. Una sorpresa, nelle ultime pagine di questo libro, attende il lettore. Opera di controversa datazione (VIII-XI sec.) e ricca d'influssi asiatici (dall'originale indiano alle manipolazioni islamiche, manichee, persiane) sia nello svolgersi della narrazione che nelle dieci perfette fabulae che la tramano, la storia del principe e dell'anacoréta riceve il suo specifico di fiaba colta dal sorprendente innesto di una sapienza filosofico-scritturale antica di millenni su una ambientazione esotica splendida quanto densa di allusività letteraria e, forse, politica. Accolto con entusiasmo al suo apparire, il Barlaam e Ioasaf ricevette una prima traduzione latina intorno al 1050. La posteriore fortuna della leggenda è immensa: ispirò Rudolf von Ems e Gui de Cambrai, Shakespeare e Lope de Vega, Calderon, Hofmannsthal, Tolstoj. Testimonianza della grande cultura bizantina, della sua millenaria vocazione mediatrice fra oriente e occidente, questo libro andrà letto anzitutto quale prima smentita del pregiudizio che vuole la letteratura di Bisanzio arida e priva di capolavori.

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