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Geronimo

L'autobiografia dell'ultimo e più grande guerriero Apache raccolta da S.M. Barrett

Longanesi
Disponibile in copia unica
€ 18,00
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introduzione e note di Frederick W. Turner III, fotografie dell'epoca e illustrazioni di Frederic Remington, traduzione di Elena Bona.
pp. , 15 ill. a colori e b/n f.t., 16 ill. b/n, una cartina, Milano
data stampa: 1971
codice isbn: 7110

Avvolto nella polvere da sparo, in quella sollevata dagli zoccoli del tiro a sei di una diligenza in fuga disperata e del proprio cavallo lanciato a folle andatura, proprio come è raffigurato nel dipinto di Remington riprodotto in questo volume, così Geronimo apparve a migliaia di italiani per la prima volta nell'ormai storico film Ombre rosse (Stage Coach) di John Ford. Quel film del 1939 doveva rimanere impresso nella memoria di molti per altri nomi 1 ma stabiliva per sempre, e non a torto, quello di Geronimo come sinonimo dell'indiano razziatore implacabile, invano inseguito dai soldati blu, guerriero instancabile se non addirittura un « mostro assetato di sangue» tale da poter essere domato solo dalla morte. Per molti anni, infatti, l'immagine deI pellerossa anche da noi venne associata al detto attribuito al generale Sherman « gli unici indiani buoni sono quelli morti Più tardi cominciammo a scorgere l'altra faccia della medaglia. Oggi la vera storia della « lunga morte» e sulla distruzione di uomini, donne, bambini, pony, bisonti, erba, la terra stessa degli indiani, è nota attraverso varie fonti. Quella di Geronimo, tuttavia, si distingue dalle altre per vari motivi. Prima di tutto, anche se la guerra ha una parte significativa nella cultura di quasi tutte le tribù che onoravano gli uomini per la loro abilità nell'uccidere (proprio come noi abbiamo sempre onorato i nostri generali e i nostri eroi di guerra), Geronimo apparteneva agli apache chiricahua, tribù nota, dai tempi della dominazione spagnola come la più aggressiva. Gli apologisti degli indiani preferiscono concentrare la loro attenzione sulla storia e i costumi di altri popoli, come i cheyennes, i navahos o i sioux, tutti piÙ pacifici; ma se puntassimo il dito contro i bianchi soltanto per quanto essi fecero contro queste tribù, non riusciremmo a illuminare con esattezza tutta la complessità dello scontro e del dramma. È per questa principale ragione che l'autobiografia di Geronimo riesce così interessante. Gli altri motivi sono da ricercarsi nel fatto che Geronimo non ricevette, come capitò a altri grandi nomi dei pellirosse, la guida della sua tribù per diritto ereditario, ma per la sua naturale intelligenza e per la sua abilità di guerrigliero, tale che un capo di tempi posteriori, Che Guevara, trasse notevole ispirazione dalle descrizioni delle sue tattiche.

Questa storia di uno dei capi indiani tra i più famosi e indomiti venne dettata a un interprete e poi redatta da S. M. Barrett, un maestro di scuola dell'Oklahoma, neI 1905, quattro anni prima della morte di Geronimo. A quel tempo Geronimo era prigioniero di guerra, insieme a quel che rimaneva della sua gente, a Fort Sill, Oklahoma. Dal 1829, quando egli nacque, a No-Doyohn Cañón presso le sorgenti del fiume Gila nell'Arizona, fino al 1886, quando si arrese per l'ultima volta al capitano' H. W Lawton in un Cañón presso Fronteraz, a Sonora, nel Messico, il capo indiano sostenne la lotta continua delle varie tribù apache durante il periodo in cui l'uomo bianco prese definitivo possesso del West. Ma l'americano bianco non era il solo nemico degli apache. Geronimo e il suo popolo erano di continuo alle prese con le truppe messicane e con i gruppi di pionieri che si radunavano per dargli la caccia. Così, la sua guerra si svolgeva spesso su due o tre fronti allo stesso tempo. Proprio per questo fatto e per il modo con cui riuscì sempre a tener testa a nemici di molto superiori e in numero e in mezzi, egli divenne una figura leggendaria. Noto come re della guerriglia, per molti anni, anche dopo la sua morte, se ne parlò solo per le sue tattiche, che sarebbero state poi imitate sino ai giorni nostri. Bisogna dire subito che la sua guerriglia, come lo dimostrano questo libro e le sue stesse parole, non fu gratuita; sotto questo aspetto l'autobiografia è un'apologia politica per i diritti di un popolo alla propria libertà. La storia di Geronimo non è solo una storia d'azione violenta. Da principio, egli ricorda con vivaci tocchi e con un meraviglioso vigore descrittivo le origini e le tradizioni degli apache, la sua relativamente felice adolescenza, la vita della sua famiglia e poi quella di prigioniero, la sua visita alla Saint Louis World's Fair, le tribali ferree leggi mai scritte, le origini della sua gente e finalmente la visione esatta di quanto poteva riservarle il futuro. Com'è nata questa autobiografia viene spiegato con una documentazione indubitabile da S. M. Barrett. Questa edizione contiene una introduzione e note tra le più illuminate, con una bibliografia scelta dal professor Frederick W Turner III dell'università del Massachusetts. Nella veste italiana, poi, abbiamo ritenuto opportuno aggiungere, oltre alle fotografie dell'epoca, anche i disegni del famoso Frederic Remington. Molti sono tratti da schizzi che egli prese sul posto; i dipinti a olio ci mostrano immagini che poi sono state ripetute persino nei colori da vari film. Com'è noto, Remington ebbe un grande successo in America, soprattutto perché col suo carattere avventuroso fu tra i primi a descrivere con perfetta fedeltà gli indiani e è ritenuto ancor oggi uno dei più preziosi documentaristi di un'epoca, dei luoghi e di certe circostanze che appartengono alla storia del selvaggio West.

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