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In epoca medievale affiora un mito destinato ad occupare per secoli uno spazio notevole sia nella comune narrativa popolare, che nell'attività diplomatica, e questo per una sommatoria di elementi attrattivi e coinvolgenti: per i potenti, soprattutto la palese speranza di coinvolgere un forte alleato orientale nella lotta contro i saraceni, per le plebi illetterate il fascino di una narrazione suggestiva e meravigliosa, capace di ammaliare per la straordinarietà dei contenuti, senza troppa attenzione alla loro verosimiglianza e credibilità.
La Leggenda del Prete Gianni dimostra e sottintende una complessa relazione tra Occidente ed Oriente, due mondi apparentemente del tutto estranei, ma di fatto legati non solo da interessi politici, ma anche innegabilmente da elementi di natura religiosa e da altri francamente fantastici: l'esistenza, vera o presunta, del re-sacerdote orientale ha indubbiamente scatenato all'epoca reazioni concrete del mondo politico, sullo sfondo di un diffuso processo ideativo quasi completamente proteso nel campo dell'immaginario, del favoloso, ma non per questo automaticamente o necessariamente secondario nel contesto globale del divenire storico medievale.
Anche ciò che esiste solo nella fantasia assume un valore per l'uomo che lo percepisce e lo contempla, nel Medioevo come nel mondo contemporaneo, con le dovute differenze; la realtà oggettiva e tangibile produce anche immagini fantastiche, che con essa si intrecciano strettamente, in un talora complicato gioco di relazioni, sinergie e conflitti.