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Nell'atto di riproporre questo libro alla distanza di molti anni, e prima di motivare la ristampa medesima, ci sembra opportuno proporre una definizione del termine 'dualismo' che si aggiunga a quella data nell'Introduzione del libro e che tenga conto, insieme, di una lunga e vieppiù estesa elaborazione storico-comparativa.
Nell'uso storico-religioso (diverso da quello che prevale in storia della filosofia: v. l'Introduzione), il termine 'dualismo' sembra assumere un significato chiaro e distinto, adeguato ai risultati della ricerca storico-comparativa, sulla base della seguente definizione:
"È dualismo ogni concezione di due principii o cause che - coeterni o meno - fondano o, rispettivamente, motivano l'esistenza (o l'apparenza di esistenza) di ciò che esiste (o appare esistere) nel mondo, - di maniera che gli esseri, gli elementi, le sostanze (o anche le illusioni) che dai due principii o cause rispettivamente derivano si trovano per ciò stesso non solo graduati ma anche, in maniera e misura diverse, opposti sul piano del valore". La riserva 'appare esistere' si giustifica, evidentemente, in relazione a un sistema come quello dell'indiano Vedanta, che oppone all'Essere una māyā ('illusione') la quale produce un mondo che è fantasmagorico e 'inesistente', ma che allo stesso tempo si fa soffrire, e intensamente, sul piano dell'esistenza. ...