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Enrico VIII: un enigma senza soluzione. Così scrive Dara Kotnik. In questa sua magistrale biografia campeggia la figura di un sovrano che fece del capriccio individuale una regola di vita e il segno più incisivo del suo regno. Enrico Tudor, salito al trono d'Inghilterra nel 1509, offre allo storico le contrastanti immagini del gaudente insieme all'uomo d'armi smanioso di conquiste. L'esasperata attesa di un erede lo porterà al delirio, alla confusione mentale, all'incubo monomaniacale.
Dissoluto e splendido: così la tradizione ci consegna Enrico VIII. La realtà è più complessa e più sorprendente. Anno dopo anno, Dara Kotnik illumina la vita e l'azione di un sovrano che si improvvisa teologo e si merita dal papa il titolo di defensor fidei. Ed ecco che l'animatore di una scenografia brillante e fastosa, rallegrata da gare sportive, balli e bagordi, si unisce al despota che senza battere ciglio manda a morte Anna Bolena e le altre mogli non più gradite, che provoca uno scisma traumatico, che chiude abbazie e conventi, che confisca i beni di ospizi e ospedali.
Si può amare un simile personaggio?
Sicuramente no, afferma Dara Kotnik. Però lo si può studiare, analizzare, capire. Se ne può trarre una conclusione che è storica, etica e politica. Un'intera epoca, in bilico tra barbarie e cultura, si riflette nell'azione e nel pensiero di un re che sarebbe stato il degno protagonista di un dramma shakespeariano. Una sorta di fuoco luciferino, infatti, scaturisce da un uomo che, a poche ore dalla fine, con mano tremante firma la condanna alla decapitazione del duca di Norfo1k, suo vecchio e caro amico. Quella firma è il suggello di una vita che si chiude nelle ombre di un insondabile mistero.