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Estratto dalla Prefazione
Che il mondo sia vecchio e prossimo alle convulsioni finali, è idea diffusa nell'omiletica penitenziale del Medioevo morente. Savonarola non predicava novità ma (autunno 1494) alcuni eventi lo chiamano sulla scena politica fiorentina, «ombelico d'Italia»: Carlo VIII cala a Napoli; nello schieramento opposto, Piero de' Medici gioca malissimo e, capitolando vergognosamente, perde Firenze; lo depongono tumulti guidati dall'élite postlaurenziana; gli eversori mirano a un governo oligarchico; senonché le spartizioni, eseguite nel consueto stile cannibalesco, lasciano qualche residuo tossico; Paolantonio Soderini, escluso dalla cellula germinale del futuro Stato (i venti 'accoppiatori'), sabota l'operazione proponendo un governo 'largo', aperto a interessi sinora assenti dalla politica attiva (artigiani e bottegai); siccome gli serve un mass medium, invita alla ribalta fra Girolamo, voce profetica; e lui la occupa tutta. Qualcosa cambia nelle sue visioni de futuris: non finisce più il mondo; è in atto un parto cosmico; i dolori attuali preludono a meraviglie; Firenze sarà epicentro della renovatio Ecclesiae e ricchissimo impero politico. Punta a uno Stato totalitario popolar-teocratico: né sfere private né cultura mondana; spie, repressione del dissenso, giustizia sanguinaria. Gli competono funzioni insostituibili: stratega del millennio fiorentino, media i rapporti col cielo; alle soglie d'aprile (mese notoriamente adatto alle discese nei fondali bui) va ambasciatore alla Madonna....