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Arte e Verità

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Per una teoria e un metodo della storia dell'arte

Rusconi
Libro d'occasione, recante eventuali tracce d'uso
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prefazione dell'autore, traduzione dal tedesco di F. Paolo Fiore.
pp. 356, 8 tavv. b/n f.t., Milano
data stampa: 1984
codice isbn: 7967

Nel titolo di questa raccolta di saggi, Sedlmayr riecheggia il Poesia e verità di Goethe. Ma se per Goethe la verità ha funzione mediatrice e capacità di riparare gli uomini nell'ombra del dubbio proteggendoli dagli accecanti raggi solari, per Sedlmayr getta ombre nette e taglienti sui destini dell'arte e le riversa nell'esercizio della critica.
Nel capitolo «Arte, non-arte, antiarte» che conclude il volume, l'autore ricolloca nel passato l'arte per quanto riguarda la sua definizione più alta ed introduce il concetto, nuovo per la sua costruzione critica, dell'arte come linguaggio. Torna pertanto la distinzione tra i due concomitanti momenti dell'arte moderna, "l'oggettività prosaica" propria soprattutto dell'architettura e la "soggettività fantastica" delle altri arti contro cui si era già pronunciato, ma anche l'affermazione che senza dimensione semantica e simbolica non esiste arte, e architettura, in senso pieno. L'opera d'arte viene distinta dall'oggetto estetico, cui tante opere contemporanee vanno assimilate, per incapacità di "rendimento" spirituale e di stabilire il "giusto" punto di vista da cui essere interpretate. L'oggetto estetico per Sedlmayr non comunicai «Se a un'opera si toglie ciò che non si percepisce solo con i sensi, le si toglie il carattere di linguaggio».

Hans Sedlmayr è nato nel 1896 ai confini tra Austria e Ungheria. Studente di architettura presso la Technische Hochschule, si laureò con Julius Schlosser per divenire, dopo un avvicinamento non facile alla sua diversa personalità, libero docente (1933), suo assistente (1934) e infine suo successore (1936) nella guida della Scuola viennese. Una svolta decisiva nell'elaborazione teorica di Sedlmayr e nell'accentuazione del ruolo dei caratteri evidenti nell'interpretazione fu impressa dal suo notissimo volume Verlust der Mitte (1948), edito dopo che venne allontanato dalla cattedra di Vienna, che aveva occupato negli anni del nazismo, e prima di occupare quella di Monaco e poi di Salisburgo.

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