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<p>Non vi è forse un'altra figura di donna nella storia universale che abbia determinato tanta letteratura (drammi, romanzi, biografie, polemiche) né un'altra che sia stata rappresentata sotto aspetti tanto dissimili: ora come una stolta intrigante, ora quasi una santa, ora come un'assassina, ora come martire. Tali disparate immagini non sono state provocate da scarsità di documenti, ma dalla loro abbondanza perturbatrice, oltre che dalla partigianeria dei vari biografi. Nel comporre la vita dell'infelice regina di Scozia con criteri di assoluta obbiettività, Stefan Zweig ha seguito un procedimento, diciamo cosi, drammatico. Dato che la vera vita di questa donna, colmata sin dalla culla da troppi facili doni, incomincia soltanto col destarsi della sua travolgente passionalità amorosa e si spegne, ben prima del supplizio, con gli anni grigi dell'ombra e della rassegnazione, l'opera biografica si concentra sul periodo centrale e ardente, soprattutto sul suo sciagurato amore per Bothwell. Anche qui, una apparente ammissione di colpevolezza per giungere a difendere la donna in nome delle leggi ineluttabili della sua indole: ancora, dunque, una vita che scontenterà gli apologisti sentimentali e i giudici inesorabili, ma che staccandosi dalla consueta letteratura polemica per entrare nell'arte, affascinerà e convincerà ogni spirito attento e sereno.</p>