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Invettiva Contro Carlo D'Angiò

Per l'uccisione di Corradino di Svevia

Ciolfi
€ 13,00
Quantità

introduzione, traduzione e note di Umberto Caperna
pp. 94, Cassino (FR)
data stampa: 2010
codice isbn: 978888681036

La storiografia relativa alla casa Sveva e a Corradino  si divide in due parti, quella favorevole e quella avversaria. I ghibellini ne difendono la memoria mettendo in evidenza le benemerenze. I partigiani della casa angioina ne sottolineano i lati negativi. Comunque per gli Angioini Corradino è uno che ha perso, quindi il perdente ha sempre torto. Così è avvenuto nel passato e così abbiamo visto che è accaduto anche nell'ultimo secolo. Alla storiografia o meglio alla cronachistica filo-imperiale filo-ghibellina appartiene Petrus De Pretio con il suo saggio da noi tradotto.

Il Nostro scrive nel 1269 e dedica questa esortazione per la morte del re Corradino al vicecancelliere di Corrado IV, Enrico Langravio di Turingia e marchese della Minsnia. E' una data molto significativa perché nel 1266 è morto Manfredi, nel 1268 viene decapitato Corradino. Enzo ultimo della casa Sveva è ancora in vita prigioniero a Bologna. Innanzi tutto con questo lavoro il De Pretio si rivela un fanatico sostenitore della casa Sveva e in particolare di Corradino. La sua non è una storia e non è neanche una cronaca tradizionale, in cui si narrano i fatti nella loro successione cronologica, è una specie di lamentazione, una geremiade, in cui l'autore si lamenta continuamente sotto l'influsso del recente episodio e di volta in volta inserisce qualche fatto concreto o qualche allusione a fatti concreti. Comunque riesce ad esprimere una devozione, un affetto, una riconoscenza, un ricordo verso Corradino veramente incredibili. Al contrario rivela un odio viscerale nei confronti di Carlo D'Angiò, al quale rivolge gli epiteti più strani e pieni di astio. Si nota subito che il Nostro è una persona di grande sensibilità, ma non è sempre equilibrata. Anche nel suo modo di esprimersi usa un linguaggio, un frasario assai ricercato, pomposo, direi, barocco ante litteram.

Vuole essere semplice, invece è contorto, per cui talvolta è oscuro e di difficile interpretazione. Costruisce dei periodi lunghissimi anche di 20 righe con una sintassi spesso un po' libera e involuta. Per tale motivo ho dovuto ridimensionare tali periodi, altrimenti era praticamente impossibile seguire il pensiero dell'autore, poiché tra l'altro, avrebbe fatto addormentare il lettore. Nonostante l'attenzione e gli sforzi c'è ancora qualche punto la cui interpretazione lascia perplessi per cui il lettore spontaneamente potrebbe chiedersi: "Ma questo che cosa vuole dire?".

Nella nuova disposizione delle strutture sintattiche ho cercato di rendere il periodo più spedito e agile, conservando un rapporto logico tra le varie secondarie. L'opera nel complesso è interessante per conoscere lo stato d'animo sconsolato dell'ambiente ghibellino filo-imperiale negli anni della morte di Manfredi e di Corradino. Questa monografia di Petrus De Pretio è stata pubblicata la prima volta in latino nei Paesi Bassi nel 1745 a Lugduni Batavorum: Apud Samuelem Luchtneans et filium academiae Typographos.

Nel 1845 è stata tradotta da S. Gatti con note di G. Del Re, cronisti e scrittori sincroni napoletani etc. Vol. 2°, 1845 etc. 8 col titolo "Esortazione di Pietro De Pretio... ad Enrico l'illustre langravio di Turingia...". Nel 1868 è stata ripubblicata in italiano e fa parte della collana: Cronisti e scrittori sincroni napoletani editi e inediti, ordinati per serie e pubblicati da G. Del Re.

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