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Apocalisse

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di Giovanni

Magma
Libro d'occasione, recante eventuali tracce d'uso
€ 50,00
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commento di Pierre Pascal.
pp. xxxvij-262, nn. ill. b/n, Milano
data stampa: 1977
codice isbn: 7369

"Prologo in teatro, Goethe, Faust

Direttore di scena: «Perché, lo confesso, mi piace vedere la folla affluire verso la nostra baracca e far ressa, e stringersi con doglie e fremiti attraverso la stretta porta della grazia (cfr. Matteo, 8, 14), e di pieno giorno, prima ancora delle quattro, lottare per arrivare alla cassa, e quasi pigliar si per il collo per la conquista dei biglietti, come si fa per acciuffare un pane, alla porta dei fornai, durante una carestia. Ma questo miracolo, in una folla eterogenea, soltanto il poeta riesce a produrlo. Di grazia, amico, compi oggi il prodigio!»
Sulla scena del teatro quotidiano ognuno è poeta, ognuno è spettatore: sono infiniti gli spettacoli e infinita la meraviglia. infinite le strade e infinita la confusione. Si assumono dei ruoli, si cerca una interpretazione sicura di fronte a emblemi tanto più oscuri quanto più, forse, pieni di f verità, ci si accalca con emozione alla porta del buio perché forse, là dietro, è la luce. L'Apocalisse è rivelazione, e la rivelazione è - fu sempre - oltre un cieco cammino. (l'antico profeta era cieco: Tiresia era cieco, Cassandra era la follia). Al di qua dell'Apocalisse è l'intrecciarsi delle infinite strade. Sarà ancora Mefistofele la guida? chi solleverà il sipario? Rivelata, la strada è ancora un intrico sottile, sia pure illuminato/luminoso di infiniti cammini: non è forse l'Apocalisse già al di qua, nel buio, come al di là, nella luce, lo stesso itinerario che si specchia? «Videmus nunc per speculum in aenigmate, tunc autem facie ad faciem» (Paolo, 1 Cor., 13, 14): faccia a faccia, è ancora la medesima immagine speculare, priva tuttavia dell'enigma.
Proponiamo l'Apocalisse perché essa è il sipario, lo specchio infrangibile del tempo: l'oscuro accalcarsi di una folla, di una irrequieta domanda « alla stretta porta della grazia», la buia follia che ci rimanda nient'altro se non l'immagine esatta di ciò che già è qui. nell'intreccio di tutti gli elementi. (Carmine Benincasa)"

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