L'opera analizza il delicato e tormentato periodo di transizione tra il tramonto dell'Impero Romano d'Occidente e l'alba del Medioevo, focalizzandosi sullo scontro culturale e religioso tra il vecchio politeismo e la nascente era cristiana. Il saggio esamina da una prospettiva storico-filologica la profonda frattura con il mondo antico. Con l'avvento del Cristianesimo come religione dominante, le antiche divinità del pantheon greco-romano non scomparvero improvvisamente dal vissuto e dalla psicologia popolare, ma subirono un radicale processo di risemantizzazione e demonizzazione.
I punti cardine analizzati da Carlo Pascal includono:
La trasformazione degli dèi in diavoli: La teologia e la cultura cristiana delle origini non negarono l'esistenza storica o fenomenica delle divinità pagane; piuttosto, le privarono della loro natura benevola o sacrale, riclassificandole come entità demoniache, spiriti maligni e tentatori intenti a travagliare l'umanità.
La sopravvivenza dei culti locali: Pascal mette in luce come molte pratiche superstiziose, rituali rurali, feste calendariali e credenze magiche legate al paganesimo siano sopravvissute a lungo nelle campagne, faticando a morire e finendo spesso per essere assorbite, tollerate o camuffate all'interno del folklore cristiano e del culto dei • Analisi delle fonti storiche: Attraverso lo studio accurato di testi tardo-antichi, apologetici e patristici, l'autore ricostruisce la psicologia transizionale dell'uomo dell'epoca, diviso tra il timore reverenziale per i vecchi dèi (ormai considerati oscuri) e l'adesione alla nuova dottrina monoteista.
In sintesi, il libro rappresenta uno studio fondamentale per comprendere come il Cristianesimo abbia conquistato l'immaginario collettivo occidentale, non cancellando il passato mitologico, ma capovolgendone il segno teologico.