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L'autore, dopo l'esperienza della individuazione degli allineamenti nascosti nella topografia di Roma antica e della ricostruzione della "altera forma urbis" della città, allarga l'orizzonte all'"ager romanus" e ne definisce la storia in relazione al costruirsi nel tempo della Campagna romana, nei suoi limiti e nei suoi caratteri. Delinea cosí i confini del pomerio urbano della Roma primitiva, costituito dai quinti migli (per lo più segnati da monumenti importanti, come il tempio della dea Dia, quello del dio Terminus o le "fossae Cluiliae") delle strade che si dipartivano a raggiera da essa, e ne ricostruisce le ragioni (la distanza di cinque miglia corrispondeva al percorso di due ore a piedi dalla città) e le vicende in relazione alle trasformazioni dell'ordinamento agricolo, dopo il lungo abbandono di quello antico e le bonifiche degli anni Trenta; per giungere infine allo sviluppo urbano contemporaneo, che ha definitivamente cambiato il volto della Campagna romana trasformandola in quella che oggi vediamo: una distesa edilizia.