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Si rimprovera agli archeologi, e agli archeologi italiani in ispecie, di tener poco conto di quello che c'è di avventuroso, romantico e comunque di umana esperienza in ogni impresa archeologica, tale insomma da interessare una più larga cerchia di persone.
Con questi scrittarelli pubblicati dalla Rivista napoletana Il Fuidoro e altrove e qui raccolti, non si vuol dare né un esempio né proporre un modello. Altro è stato già fatto per Pompei ed Ercolano con un libro dal titolo di per sè significativo: Pompei ed Ercolano - Tra case e abitanti.
Ma l'occasione di pubblicare queste «Cronache napoletane» di altri centri archeologici deila Campania, mi venne offerta anni or sono, dal desiderio di offrire a me stesso e agli amici - sibi et suis - un ricordo di alcune fra le grandi e piccole vicende dell'archeologia napoletana rivissute a traverso i loro grandi, modesti e umili attori; mi si è ripresentata oggi che, per ripenne sollecitudini degli amici, mi sono indotto a narrare con la «Cronaca di me stesso» gli eventi più lontani della mia vita di archeologo.
Napoli, Natale del dicembre 1958.
A. M.