Questo, come altri libri di Rodolfo Lanciani, deriva certamente, in linea diretta, dalla sua intensa attività di conferenziere, che affiancò sempre l'attività scientifica, alla quale siamo tutti ancora oggi debitori. Stampato originariamente in inglese, esso si rivolgeva - come le conferenze, che sappiamo frequentate da numerosi membri della comunità straniera di Roma - ad un pubblico internazionale.
Della loro origine queste pagine conservano la struttura «aperta», che si manifesta nella tipica forma della divagazione erudita, e trapassa da un argomento all'altro tramite nessi apparentemente esili e casuali. In realtà, a leggere con attenzione, questo apparente saltare di palo in frasca ricopre alcuni filoni abbastanza omogenei, nutriti della immensa cultura archeologica che il Lanciani di professione ingegnere, non va dimenticato - era andato accumulando in decenni di lavoro frenetico a partire dal 1867, data del suo primo scavo a Ostia. Questi grandi temi, che riappaiono spesso in tutte le sue opere divulgative, e che si intrecciano in modo non sistematico e non pedante lungo tutto il corso dell'opera, sono sostanzialmente: la rivendicazione dell'archeologia come metodo di conoscenza autonoma, che permette di rivalutare in gran parte il racconto tradizionale sulla storia di Roma antica (in particolare sul periodo delle origini); la storia della distruzione e dello scavo della città, fatti spesso contemporanei e strettamente intrecciati tra loro; l'amore per la natura, che emerge specialmente nella descrizione dei parchi di Roma antica e moderna (e nella civile deprecazione delle distruzioni selvagge e indiscriminate che negli ultimi anni dell'800 privarono la città di quella catena di ville che ne costituiva una delle più straordinarie caratteristiche, sostituita dai mediocri - e dal Lanciani giustamente criticati - quartieri umbertini). Infine, la descrizione della vita quotidiana antica, nelle sue varie forme, pubbliche e private. Tutti aspetti, come si vede, che sono tornati a interessare la cultura moderna, dopo un lungo periodo in cui il mondo romano è stato per lo più recepito attraverso il filtro di un'intollerante retorica nazionalistica. La cultura positivistica nella quale si era formato il Lanciani è in definitiva alle radici di due sviluppi in apparenza totalmente divergenti: quello «scientistico» e tecnologico, e quello irrazionalistico. Ambedue gli aspetti sono presenti, curiosamente intrecciati, nell'opera di un altro grande protagonista dell'archeologia romana di quegli anni, Giacomo Boni, mentre la cultura del Lanciani è soprattutto nutrita di un solido e civile empirismo, così lontano e alieno dai furori misticheggianti e parascientifici del primo.
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Questo, come altri libri di Rodolfo Lanciani, deriva certamente, in linea diretta, dalla sua intensa attività di conferenziere, che affiancò sempre l'attività scientifica, alla quale siamo tutti ancora oggi debitori. Stampato originariamente in inglese, esso si rivolgeva - come le conferenze, che sappiamo frequentate da numerosi membri della comunità straniera di Roma - ad un pubblico internazionale.
Della loro origine queste pagine conservano la struttura «aperta», che si manifesta nella tipica forma della divagazione erudita, e trapassa da un argomento all'altro tramite nessi apparentemente esili e casuali. In realtà, a leggere con attenzione, questo apparente saltare di palo in frasca ricopre alcuni filoni abbastanza omogenei, nutriti della immensa cultur
Descrizione
Dettagli del prodotto
- Editore
- Quasar
- Autore
- Lanciani Rodolfo
- Disponibilità
- 1 Libro
- ISBN
- 8523