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“…la parola scritta deve essere traccia che, alla fine di un’ascesa conoscitiva, porta alla visione diretta della Verità, nessuna descrizione può sostituirsi alla visione intellettiva diretta, la Verità è in sé indicibile, irriducibile al solo verbo espresso. Chi ama la Verità deve assurgere a contemplare, elidere la dualità Soggetto-Oggetto, compiere un’ascesi esperienziale, che unisce il Soggetto all’Oggetto della ricerca, la Sophia non è nei libri o nelle parole ma, senza le parole o i libri, non può essere mediata o trasmessa. Libri e parole sono tracce mediatrici, simboli, ponti alla intuizione diretta che “quei pochi che sono capaci” condurranno a verità, ad aletheia.