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La Memoria Creativa

Architettura ed Arte tra Rinascimento e Illuminismo.

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pp. 272, con illustrazioni in b/n, Roma
data stampa: 1984
codice isbn: 978886049206

Credo che il «centro disciplinare» della storia dell'architettura sia fondamentalmente rappresentato dalla studio dell'opera costruita - che, albertianamente, «occupa un luogo» e che quindi modifica un assetto spaziale e forma spazi - esaminata nella sua concretezza fisica, inserita nel suo specifico contesto storico e vista come frutto di un processo irripetibile, più o meno ricco, complesso e significativo, che, ad opera di uomini-committenti, architetti, esecutori, fruitori ed altri, si svolge in un tempo e in un luogo determinati. Tuttavia, ovviamente, il campo disciplinare, e quindi l'oggetto del nostro studio, deve necessariamente allargarsi ad una serie di prodotti umani che direttamente o anche indirettamente investono l'attività specifica dell'architetto o, in vario modo, concettualmente o concretamente, interagiscono con il «fare architettura». Tra questi prodotti ci sono anche una serie di scritti di letterati e di filosofi che meno tangenzialmente di quanto può sembrare a prima vista, rientrano nella «storia del pensiero architettonico»; non tanto perché ne costituiscono la base ideale o teorica o perché intervengono su aspetti, dati o problemi specifici dell'architettura; e nemmeno soltanto perché possono descrivere letterariamente architetture immaginate, sognate o reinterpretate, ma in quanto possono «riprodurre» o parafrasare il processo mentale che caratterizza la «progettazione architettonica» e perché, di questa, possono presentarsi dunque come «analogie concettuali». Quest'ultimo è il campo d'interesse nel quale è impegnato da tempo Raynaldo Perugini, con un lavoro appassionato, puntiglioso e paziente che ha dato i suoi primi frutti con il suo studio Dell'Architettura Filosofica (Roma 1983), il quale già costituisce un prezioso contributo all'architettura dei «non-architetti» o, se si vuole, dei «filosofi architetti» (da non confondere con i teorici, illuministi «filosofi» dell'architettura). E si tratta di un campo disciplinare che senza dubbio s'iscrive nella «storia del pensiero» e giunge anche a toccare direttamente l'architettura e la sua storia. La raffinata intelligenza critica di Perugini investe, in particolare, il problema della teoria mnemonica nei suoi aspetti, riflessi e significati architettonici. Ripercorrendo storicamente un percorso ideale attraverso vari aspetti significanti della tradizione neoplatonica moderna che sostanziano o almeno arricchiscono la teoria mnemonica - l'arte della memoria - dal Quattrocento alle soglie dell'Illuminismo ed oltre, egli vuol cogliere e spiegare, nelle sue diverse fasi ed articolazioni storiche, il procedimento mentale che presiede al passaggio da immagine letteraria, pensata e solo descritta, ad immagine figurata: un'immagine in molti casi organizzata e disegnata come un'architettura o, addirittura, come una città. Mettendo in stretto rapporto testi scritti - e idee, stimoli e posizioni culturali che li sostengono - e rappresentazioni grafiche, il Perugini non ricerca dunque dei diretti ed espliciti pensieri sull'architettura - e tanto meno idee per edifici o progetti reali - ma vuole indagare su delle «architetture del pensiero», prodotte da alcuni uomini di cultura che, più o meno consapevolmente, si fanno «architetti», producono architetture - o, se si vuole, para-architetture - sia pure solo immaginate, comesemplice «strumento per ricordare». Si tratta di una linea di ricerca che, ovviamente, in Perugini trae origine e stimolo dal mondo warburghiano; si nutre degli studi del Wittkower e del Saxl; trova tangenze in quelli del Gombrich, del Panofsky e dello Chastel; si fonda solidamente sulle stimolanti ricerche della Yates e di Paolo Rossi e accoglie suggerimenti da altri studiosi, anche italiani, come. Marcello Fagiolo. Tuttavia l'ottica, l'interesse,e lo scopo di Perugini sono specifici ed originali. Rovesciando in qualche modo la linea warburghiana e per quanto riguarda l'architettura specialmente quella wittkoweriana, egli non vuol tanto studiare queste architetture letterariamente immaginate e rappresentate per capire e spiegare le architetture concrete nei loro significati e nel mondo culturale che le ha prodotte. Egli vuole studiarle per se stesse, nel loro sviluppo storico e nei loro caratteri specifici, come frutto "architettonico" di una linea speculativa che, arricchita via via di sollecitazioni e curiosità culturali diverse, costituisce di per se il fertile campo di immaginose costruzioni del pensiero. E, in caso, le architetture costruite sono considerate solo per capire i pensieri e le immagini dei filosofi. Egli non svolge dunque una vera e propria ricerca iconologica - almeno nel senso warburghiano e panofskyano - ma, studiando i metodi, i meccanismi e i risultati dell'arte della memoria come meditazione e come fantasia, individua in essi valenze ed estrinsecazioni architettoniche autonomamente significative. In particolare, il processo che nell'arte mnemonica presiede alla formazione di luoghi e di forme è per Perugini parallelo ed analogo a quello che regola la progettazione architettonica. I loci-cellule o entità spaziali scelte e aggregate funzionalmente con programmatiche finalità mnemoniche - e le immagini - che ne fornivano le connotazioni «stilistiche» caratterizzanti - trovano il loro corrispettivo, nella progettazione o «composizione» architettonica (rispettivamente), nei principi di organizzazione funzionale e di caratterizzazione stilistica o linguistica. In comune le due attività hanno poi una, talvolta implicita e più o meno eversiva, componente ideologica ed esigono il ricorso a criteri di controllo dimensionale. Ambedue i risultati, infine, sono fruibili solo attraverso un «percorso», rispettivamente mentale o fisico, che coinvolge la dimensione tempo. Potrebbe confermare questa profonda analogia tra Ars Memorativa e architettura, un problematico rapporto che Perugini ipotizza tra due massimi esponenti culturali del contrastato momento di passaggio tra il mondo umanistico e barocco e quello scientifico e moderno: Athanasius Kircher e Giovan Battista Piranesi. Molti interrogativi possono suscitare gli argomenti e le tesi illustrati in questo libro. Si è stimolati in particolare - come è statò già proposto sporadicamente da alcuni studiosi - a verificare sistematicamente e ad approfondire la consistenza e la portata di eventuali riflessi della teoria mnemonica in architetture concrete. (Ma sarebbe l'argomento di un altro libro). E proprio in questi interrogativi e in queste sollecitazioni all'indagine risiede la vitalità, e il non ultimo merito, del discorso di Perugini. (Arnaldo Bruschi)

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