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Imagini Delli Dei De Gl'Antichi


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prefazione di Alessandro Grossato
pp. XXXVI-432, nn. tavv. b/n, Milano
data stampa: 2015
codice isbn: 978887984342

La letteratura sul simbolismo delle immagini,che sin dai tempi più antichi ha interessato molti autori, è stata in Italia per molto tempo poco considerata. L'iconologia, in particolare, sin dalla fondazione a opera di Aby Warburg, ha dimostrato la grande importanza artistica attraverso i secoli delle immagini mitologiche e astrologiche dell'antichità e attraverso lo studio delle immagini si è potuto nei secoli attribuire significati mitici, simbolici, emblematici e allegorici a tutta l'arte occidentale, a partire dall'antichità fino ai nostri giorni.

L'autore, studioso di lettere classiche, pubblicò per la prima volta Le Imagini nel 1556, lo rielaborò più volte ma l'opera apparve, ampliata e corredata di figure solo nel 1571. Le illustrazioni, incise a Venezia da un artista della scuola dei grandi maestri veneziani (tra cui Tintoretto, Tiziano e Veronese) ebbero grande fortuna, e le incisioni vennero utilizzate come modello da numerosi artisti e influenzarono molte scuole (l'edizione che qui presentiamo è quella riveduta dall'erudito Lorenzo Pignoria, corredata da nuove illustrazioni incise da Filippo Ferroverde).

Proprio attraverso le immagini e il testo sono riconoscibili i simboli, gli emblemi e gli attributi degli Dèi secondo le descrizioni dei testi canonici della classicità, partendo da Omero fino agli ultimi testimoni del mondo romano, con particolari richiami alla Mitologia deorum gentilium del Boccaccio (primo vero trattato di mitologia pubblicato in Italia, e insieme occasione per esporre verità esoteriche, impossibili da esprimere in un contesto cristiano) e ai testi contemporanei di litografia rinasci mentali.

Il merito principale del Cartari è quello di essere stato il primo a introdurre la descrizione dell'iconografia degli dèi, oltre a quella dei miti a essi relativi, conferendo ali' opera grande originalità e successo, ma rimanendo sempre fedele al suo primario intento: quello di ricostruire il significato religioso che tali immagini racchiudono. Il testo, infatti, avrebbe dovuto essere accompagnato da uno scritto sull'anima, segno del significato spirituale che egli intendeva dare alla sua opera, proposito però non portato a compimento a causa della morte dell'autore, avvenuta presumibilmente tra il 1581 e il 1587.

Poco sappiamo della vita di Vincenzo Cartari. Studioso di lettere classiche, era nato probabilmente verso il 1531 a Reggio Emilia, e la sua famiglia era legata agli Estensi, tanto che egli venne inviato alla corte di Francia da papa Pio V al seguito di Ippolito d'Este. Pubblicò per la prima volta le Immagini nel 1556, ma apparvero con le figure solo nel 1571. Esse rimangono l'opera per la quale è ancor oggi conosciuto e che, con le sue quindici traduzioni dal 1556 al 1615, ebbe un'influenza straordinaria sull'iconografia e la pittura del tardo Cinquecento e del Seicento. Tale successo è dovuto al carattere manualistico dell'opera che, per quanto utilizzi una grande quantità di fonti, tanto antiche (O mero, Virgilio, Pausania ecc.) quanto medievali e rinascimentali (Boccaccio, Calcagnini, Pierio Valeriano), è soprattutto una sintesi del De Deis gentium di Gregorio Girali. La data della sua morte è incerta e si presume sia avvenuta tra il1581 e il 1587.

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