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La Simulazione di Malattia Mentale

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Studio psicopatologico e medico-legale sulle sindromi ganseriane e pseudodemenziali

Libro d'occasione, recante eventuali tracce d'uso
€ 40,00
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prefazione di Mario Gozzano, introduzione degli autori.
pp. 308, alcuni segni a matita, Roma
data stampa: 1959
codice isbn: 9193

IL titolo di questo libro, che assai volentieri presento ai lettori, doveva essere, in origine: Psicopatologia della sindrome di Ganser. Poi gli Autori hanno preferito modificarlo, ampliando il panorama del loro studio e indicando, fin dal titolo, sotto quale angolo visuale essi hanno inteso impostare la trattazione dell'argomento. I! concetto che la sindrome di Ganser si sviluppi con una particolare finalità, e precisamente con l'intento, più o meno cosciente, di simulare la malattia mentale, è accettato, si può dire, da tutti; la disparità dei pareri sta nel valutare le proporzioni fra ciò che vi è di coscientemente intenzionale Ì1~ questo tentativo di simulazione - cioè fra ciò che si può tranquillamente chiamare simulazione nel significato comune della parola - e ciò che è diventato, attraverso meccanismi automatici di autodifesa, autentica credenza, e che pertanto non dovrebbe meritare il nome malfamante di simulazione, e viene battezzato con l'espressione, in verità discutibile, di simulazione incosciente. In altre parole, non si tratta di stabilire, caso per caso, se il ganseriano sia o non sia un « simulatore ,. quanto di stabilire fino a che punto egli sia cosciente di simulare la malattia.
Questa è l'impostazione del problema. E su questa base gli Autori conducono uno studio psicopatologico di una acutezza e profondità che raramente si trova in trattazioni di questo genere, svolgendo con critica consapevolezza tematiche psicologiche e psichiatriche di profondo interesse.
Ovviamente il problema della pseudodemenza investe in pieno quello dell'isteria, di cui rappresenta, sotto certi riguardi, un aspetto particolare.
Le difficoltà di vedere chiaro in questa imbrogliata questione, che ha portato e continua a portare alla formulazione di giudizi estremamente contrastanti quando vengono espressi da giuristi, da medici-legali, da medici-infortunistici e da psichiatri con solida conoscenza di psicopatologia, si giustificano benissimo: la sindrome di Ganser sfugge forse più di ogni altra forma psichiatrica al dogma della causalità in psichiatria, così caro a tanti, e soprattutto ai giuristi, ai medici-legali ed agli infortunisti. Molto opportunamente, perciò, gli Autori hanno voluto dedicare un capitolo proprio al problema della differenza fondamentale fra «causa» e «motivo», fra «intenzionalità» e «motivazione». Senza questo indispensabile chiarimento, non si può comprendere che cosa succede nell'evoluzione dei processi psichici del ganseriano, di cui «la tendenziosità è in prevalenza iniziale», mentre il mantenimento avviene per l'intervento di meccanismi ipobulici, di automatizzazioni facilitanti.
Il contenuto del libro è così denso e così ricco di considerazioni che dimostrano la profonda e solida preparazione psicopatologica degli Autori, che non è possibile riassumer/o. Non posso però esimermi dal segnalare una coraggiosa presa di posizione nei riguardi della vera causalità del danno che essi fanno risalire « all'impostazione del soggetto di fronte all'eventuale indennizzo e non, invece, al trauma o, comunque, al sinistro ". Essi dubitano che questa loro affermazione vada esente da critiche da parte di qualche categoria di medici; personalmente, io dubito che venga rifiutata da un' altra categoria di medici, e cioè dagli psichiatri che, meno avvezzi a guardare la malattia solo o prevalentemente da un punto di vista giuridico, la studiano nella sua vera essenza, nelle me motivazioni, nella sua struttura e nei suoi sviluppi.
L'opera di questi due miei valorosi collaboratori è, a mio parere, la più completa ed equilibrata delle trattazioni moderne sull'argomento. Non può dunque mancarle il successo che merita.

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