Puškin «erede del multiforme classicismo della sua terra», subì l'influsso «della lirica francese del XVII e XVIII secolo e, successivamente della nuova lirica inglese, ma queste non lo avrebbero influenzato senza la salda tradizione locale», scrive Jakobson, definendo subito la straordinaria novità della sua lirica: essa si basa «sull'inconsueta ricchezza stilistica di cui il russo dispone, attraverso la compenetrazione degli elementi locali e slavo-ecclesiastici della tradizione religiosa e secolare, di quelli popolari - colloquiali e folclorici - e di quelli appartenenti alla lingua dell'aristocrazia francofona». Il profilo di Puškin, che ho tratto da Jakobson, racchiude anche il riferimento tematico del convegno di studi che, svoltosi a Napoli il 19 novembre 1999 sotto l'alto patronato del Presidente della Repubblica, in occasione del bicentenario della nascita del poeta, si è confrontato su Puškin e l'Oriente alla ricerca dei motivi dell'incontro umano e poetico e delle sue radici culturali.
L'interesse per l'Oriente nacque in Puškin dal fatto di «essere europeo», sotto l' «influenza diretta dei poemi orientali di Byron», come scrive nella sua relazione Uspenskij, oppure esso derivò da quello sfondo composito delineato da Jakobson e antropologicamente riassunto in forma creola da Scarcia? La relazione culturale con l'Oriente assume in Russia una forma non bilaterale ma trilaterale, implicando anche il rapporto con l'Europa, con l'Occidente. Di qui la bella rilevanza del tema, che altrimenti poteva essere ridotto all'occasione di essersi svolto nella sede dell'Istituto Universitario Orientale ed organizzato dal Dipartimento di studi dell'Europa orientale. Si tratta, invece, del riferimento ad uno dei nodi della storia della cultura russa, nella sua verifica con l'esterno, con lo straniero, avendo lo sguardo intriso di elementi europei, occidentali.
Il viaggio nel Caucaso di Puškin e i poemi ad esso legati rappresentarono l'occasione, tutta europea, di confronto con l'Asia, con l'oriente, ma divennero anche il momento di verifica della propria origine russa e da questa, alla fine, derivò la maturazione dell'uomo e la sorte del poeta: «la Crimea è la culla del mio Onegin», scrisse poco prima di morire.
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Puškin «erede del multiforme classicismo della sua terra», subì l'influsso «della lirica francese del XVII e XVIII secolo e, successivamente della nuova lirica inglese, ma queste non lo avrebbero influenzato senza la salda tradizione locale», scrive Jakobson, definendo subito la straordinaria novità della sua lirica: essa si basa «sull'inconsueta ricchezza stilistica di cui il russo dispone, attraverso la compenetrazione degli elementi locali e slavo-ecclesiastici della tradizione religiosa e secolare, di quelli popolari - colloquiali e folclorici - e di quelli appartenenti alla lingua dell'aristocrazia francofona». Il profilo di Puškin, che ho tratto da Jakobson, racchiude anche il riferimento tematico del conveg
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- Editore
- D'Auria M.
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- Disponibilità
- 1 Libro
- ISBN
- 978887092191