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Il Serpente Verde

con l'esegesi di Oswald Wirth

Atanòr
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prefazione all'edizione francese di di Oswald Wirth, traduzione e prefazione di Andrea Forte.
pp. 124, ill. b/n, Roma
data stampa: 1979
codice isbn: 8861

“Nell'opera di un pensatore così prodigioso come Goethe, nulla risulta insignificante. Non tutto però è di uguale interesse letterario. Il poeta sembra essersi preoccupato di non tralasciare niente, e di conservare alla posterità le proprie acquisizioni sugli argomenti più vari: nacquero così delle raccolte libere da quella unità, tanto cara alla nostra estetica greco-latina. "Gli anni del viaggio di Wilhelm Meister" rientrano in questa categoria, ugualmente ai "Colloqui di emigrati tedeschi", i quali (redatti nel 1795) prendono l'avvio dagli avvenimenti dell'epoca, ma poi forniscono a Goethe l'occasione di attribuire agli interlocutori l'esposizione di fatti strani, che rientrano nel dominio dello psichismo. Tuttavia, come un coronamento e quasi a ringraziare il lettore di non essersi lasciato disorientare, il grande artista volle offrire un gioiello raro, che non ha l'eguale in alcuna letteratura.
Si tratta di un racconto meraviglioso sotto ogni aspetto, e che non ha potuto esser concepito fuori di quel sonnambulismo speciale, al quale Goethe stesso attribuiva la produzione dei suoi capolavori più puri.
Mentre egli formava le frasi conseguenti le immagini che si presentavano al suo spirito, lo scrittore non si attardava certo a domandarsi il senso dei simboli, ch'egli aveva la missione di fissare. Pittore, egli non aspirava che ad esteriorizzare la propria visione interiore rendendola fedelmente, senza turbarla con la ricerca intempestiva di un esoterismo profondo. La divinazione del senso nascosto delle opere artistiche non rientra, in effetti, nelle attribuzioni normali dell'artista. Bisogna che questi sia anche un filosofo, anche un "astrattore" di quintessenza, perchè possa a posteriori discernere tutta la portata dei simboli, dei quali si è servito. Nessuno meglio di Goethe ha potuto beneficiare di tale doppia personalità; ma il genio creatore prevaleva sull'intuizione speculativa, che prese la propria rivincita solo in vecchiaia. Egli ci ha lasciato degli enigmi splendidi, che si impongono alla nostra ammirazione, ma dei quali il senso non ci è stato svelato. Goethe aveva il pudore del suo intimo pensiero?[…]”

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