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Salita del Monte Carmelo


Edb
€ 27,00
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traduzione di Luisito Bianchi, notizia storica e letteraria di Luigi Gaetani
pp. 380, Bologna
data stampa: 2011
codice isbn: 978881050724

Il trattato Salita del Monte Carmelo del grande mistico spagnolo (1542-1591), - fondatore dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi, santo e dottore della Chiesa, considerato uno dei maggiori poeti in lingua spagnola - costituisce quasi un dittico dottrinale con La notte oscura. Rimasto incompleto, si presenta come uno dei testi di Giovanni della Croce meno lineari e comprensibili, in quanto di stile ibrido tra l'elaborazione dottrinale e il commento alle strofe poetiche.

La Salita si divide in tre libri e tratta della purificazione attiva dell'uomo. Il tema della salita alla vetta simboleggia lo sforzo ascetico dell'anima in ricerca dell'unione perfetta con Dio. Il testo ha un forte significato teologico e letterario.

La specificità della traduzione di Luisito Bianchi, sta nell'estrema fedeltà al pensiero dell'autore, ma soprattutto nello sforzo di aderenza al suo stile: rispetto dell'andamento sintattico, con tutte le subordinate, gli incisi, le ripetizioni, le riprese del pensiero.

Indice:

Nota preliminare del traduttore

SALITA DEL MONTE CARMELO

Prologo


LIBRO PRIMO

CAPITOLO 1 - Riporta la prima strofa. Parla di due varianti di notte attraverso la quale passano gli spirituali, corrispondenti alle due parti, inferiore e superiore, dell'uomo, e spiega la strofa seguente

CAPITOLO 2 - Spiega che «notte oscura» sia quella per la quale l'anima afferma d'essere passata all'unione

CAPITOLO 3 - Parla della prima causa di questa «notte», che consiste nella privazione dell' appetito verso tutte le cose, e dice il perché si chiami «notte»

CAPITOLO 4 - Dove si tratta della grande necessità per l'anima di passare per davvero attraverso questa «notte oscura del senso» - che è la mortificazione dell' appetito per camminare verso l'unione con Dio

CAPITOLO 5 - Dove si continua a trattare l'argomento, dimostrando con autorità e figure della s. Scrittura quanto sia per l'anima necessario andare a Dio in questa «notte oscura» della mortificazione dell' appetito verso tutte le cose


CAPITOLO 6 - Dove si tratta di due danni principali, l'uno privativo e l'altro positivo, provocati nell' anima dagli appetiti

CAPITOLO 7 - In cui si tratta del tormento che gli appetiti causano all' anima. A dimostrazione, si adducono paragoni e autorità

CAPITOLO 8 - In cui si mostra come gli appetiti ottenenebrino e accechino l'anima

CAPITOLO 9 - Dove si mostra come gli appetiti imbrattino l'anima. A dimostrazione, si adducono paragoni e autorità della S. Scrittura

CAPITOLO 10 - Dove si mostra come gli appetiti intiepidiscano e infiacchiscano l'anima nella virtù

CAPITOLO 11 - Dove si dimostra come sia necessario all'anima che voglia arrivare alla divina unione privarsi di tutti gli appetiti, anche dei minimi

CAPITOLO 12 - Dove si tratta della risposta all' altra domanda, indicando quali siano gli appetiti che bastano a causare nell'anima i suddetti danni

CAPITOLO 13 - In cui si tratta della maniera e del modo che è necessario seguire per entrare in questa Notte del senso

CAPITOLO 14 - Dove si spiega il secondo verso della strofa

CAPITOLO 15 - In cui si spiegano i rimanenti versi della strofa

LIBRO SECONDO

In cui si tratta del mezzo prossimo, che è la fede, per salire all'unione con Dio; si parla, quindi, della seconda parte di quel Notte, che ho detto appartenere allo spirito, cui allude la seconda strofa riportata qui sotto

CAPITOLO 1

CAPITOLO 2 - Dove s'inizia a trattare della seconda parte o causa di questa notte, che è la fede. Con due argomenti si prova che essa è più oscura della prima e della terza 

CAPITOLO 3 - Come la fede sia notte oscura per l'anima. Lo si prova con argomenti, autorità e figure della S. Scrittura

CAPITOLO 4 - Tratta in generale del come anche l'anima, per quanto spetta a lei, debba stare al buio se vuole essere ben guidata dalla fede alla più alta contemplazione

CAPITOLO 5 - In cui si spiega che cosa sia l'unione dell'anima con Dio. Viene proposto un paragone

CAPITOLO 6 - In cui si dice che le tre virtù teologali sono le virtù che debbono stabilire in perfezione le tre potenze dell'anima; e che le dette virtù fanno in tali potenze vuoto

CAPITOLO 7 - In cui si mostra quanto angusta sia la via che conduce alla vita eterna, e quanto convenga che chi la vuole imboccare sia spoglio e senza ingombri. Si comincia a parlare della nudità dell'intelletto

CAPITOLO 8 - Che dice in generale come nessuna creatura o cognizione suscettibili di cadere nell'intelletto possano servire da mezzo prossimo per la divina unione con Dio

CAPITOLO 9 - Come la fede sia per l'intelletto il mezzo prossimo e proporzionato perché l'anima possa giungere alla divina unione d'amore. Lo si prova con autorità e figure della divina Scrittura

CAPITOLO 10 - In cui si fa una divisione di tutte le apprensioni e concetti che possono cadere nell'intelletto

CAPITOLO 11 - Dell'impedimento e danno che l'anima può subire nelle apprensioni dell'intelletto mediante quanto viene rappresentato soprannaturalmente ai sensi corporei esteriori, e come l'anima si debba comportare con tali apprensioni

CAPITOLO 12 - In cui si tratta delle apprensioni immaginative naturali. Dice che cosa siano e dimostra la loro impossibilità a essere mezzo proporzionato per giungere all'unione con Dio, e il danno provoéato dal non sapersene staccare

CAPITOLO 13 - In cui si indicano i segni che lo spirituale deve avere in se stesso per sapere in quale momento gli convenga lascia;e la meditazione e il discorso e passare allo stato di contemplazione

CAPITOLO 14 - In cui si dimostra la convenienza di questi indizi, dando ragione. della necessità di quanto detto sul loro conto, se si vuole progredire

CAPITOLO 15 - In cui si afferma come a volte convenga ai proficienti, che cominciano a entrare in questa cognizione generale di contemplazione, servirsi del discorso naturale e dell'opera delle potenze naturali

CAPITOLO 16 - In cui si tratta delle apprensioni immaginative che sono rappresentate soprannaturalmente nella fantasia. - Dice come non possano servire all' anima da mezzo prossimo per l'unione con Dio

CAPITOLO 17 - In cui si spiegano il fine e lo stile propri di Dio nel comunicare all' anima, per mezzo dei sensi, i beni spirituali, e si risponde al dubbio già accennato

CAPITOLO 18 - Che tratta dei guasti che certi maestri spirituali possono produrre nelle anime per non saperle guidare con buono stile fra le dette visioni; dice pure come ci si possa ingannare, anche se esse provengono da Dio

CAPITOLO 19 - In cui si spiega e si mostra come ci possiamo ingannare sulle visioni e locuzioni che provengono da Dio, anche se vere. - Viene provato con autorità della divina Scrittura

CAPITOLO 20 - In cui si dimostra con autorità della Scrittura come le sentenze e le parole di Dio non sempre siano certe nelle loro cause particolari, benché siano sempre vere

CAPITOLO 21 - In cui si spiega come Dio non ami siffatto modo d'agire, benché qualche volta risponda a quanto gli viene chiesto. - E si dimostra come Dio, anche se accondiscende e risponde, molte volte se ne corrucci

CAPITOLO 22 - In cui si scioglie il dubbio sul perché non sia lecito, ora, sotto la Legge di grazia, interrogare Dio per via soprannaturale, mentre era lecito sotto la Legge antica. Se ne dà dimostrazione con un'autorità di S. Paolo

CAPITOLO 23 - In cui s'inizia la trattazione sulle apprensioni dell'intelletto che si producono puramente per via spirituale. - Dice che cosa siano

CAPITOLO 24 - In cui si tratta di due tipi di visioni spirituali per via soprannaturale

CAPITOLO 25 - In cui si tratta delle rivelazioni. - Dice che cosa siano, e introduce una distinzione

CAPITOLO 26 - In cui si tratta delle intelligenze di nude verità manifestate all'intelletto, e dice che sono di due modi, e come l'anima si debba comportare nei loro confronti

CAPITOLO 27 - In cui si tratta del secondo genere di rivelazioni, che è lo scoprimento di segreti nascosti. - Dice il modo con cui esse possano favorire od ostacolare l'unione con Dio, e come il demonio possa grandemente ingannare su tale punto

CAPITOLO 28 - In cui si tratta delle locuzioni che possono soprannaturalmente accadere nello spirito. - Dice di quante maniere siano

CAPITOLO 29 - In cui si tratta del primo genere di parole che, a volte, lo spirito in raccoglimento forma in se stesso. - Se ne dice la causa, con il vantaggio e il danno che ne possono derivare

CAPITOLO 30 - In cui si tratta delle parole interiori che si producono formalmente nello spirito per via soprannaturale. - Ammonisce sul danno che possono fare e sulla cautela necessaria per non uscirne ingannati

CAPITOLO 31 - In cui si tratta delle parole sostanziali che lo spirito interiormente percepisce. - Si dicono la differenza fra queste e quelle formali, il vantaggio che se ne può trarre e l'atteggiamento docile e rispettoso che l'anima deve tenere nei loro confronti

CAPITOLO 32 - In cui si tratta delle apprensioni dei sentimenti interiori operati soprannaturalmente nell' anima, che l'intelletto percepisce. - Ne dice la causa, e in che modo si deve comportare l'anima per non ostacolare con tali apprensioni il cammino d'unione con Dio

LIBRO TERZO

In cui si tratta della purificazione della Notte attiva della memoria e della volontà. - Si insegna il modo con cui l'anima deve comportarsi circa le apprensioni di queste due potenze per giungere a unirsi con Dio secondo le dette potenze in perfetta speranza e carità.

CAPITOLO 1

CAPITOLO 2 - In cui si tratta delle apprensioni naturali della memoria e si dice come essa se ne debba sbarazzare perché l'anima possa unirsi con Dio secondo tale potenza

CAPITOLO 3 - In cui si parla di tre maniere di danni che l'anima patisce quando non si oscura alle cognizioni e ai discorsi della memoria. - Ora parla della prima

CAPITOLO 4 - Che tratta del secondo danno che può venire all' anima dal demonio attraverso le apprensioni naturali della memoria

CAPITOLO 5 - Del terzo danno che deriva all' anima per la via delle cognizioni distinte naturali della memoria

CAPITOLO 6 - Dei vantaggi che derivano all' anima ne dimenticanza e svuotamento di tutti i pensieri e di tutte le cognizioni che essa può avere naturalmente circa la memoria

CAPITOLO 7 - In cui si tratta del secondo genere di apprensioni della memoria, ossia delle apprensioni immaginative e delle cognizioni soprannaturali

CAPITOLO 8 - Dei danni che le cognizioni soprannaturali possono arrecare a un'anima se questa ne fa oggetto di riflessione. - Dice quanti siano

CAPITOLO 9 - Del secondo genere di danni, ossia del pericolo di cadere nella stima di se stessi e nella vana presunzione

CAPITOLO 10 - Del terzo danno che può derivare all'anima a opera del demonio mediante le apprensioni immaginative della memoria

CAPITOLO 11 - Del quarto danno derivante all' anima dalle apprensioni soprannaturali distinte della memoria, e consistente nell'impedirle l'unione

CAPITOLO 12 - Del quinto danno che può derivare all'anima dalle forme e dalle apprensioni immaginative soprannaturali, consistente nel giudicare di Dio in maniera bassa e impropria

CAPITOLO 13 - Dei vantaggi che l'anima trae dall'allontanare da sé le apprensioni dell'immaginativa. - Risponde a una certa obiezione e spiega una differenza che esiste fra apprensioni immaginative naturali e apprensioni immaginative soprannaturali

CAPITOLO 14 - In cui si tratta delle cognizioni spirituali in quanto possono cadere nella memoria

CAPITOLO 15 - In cui si dice come l'uomo spirituale in generale si debba comportare nei confronti di questo senso

CAPITOLO 16 - In cui si comincia a trattare della Notte oscura della volontà. - S'introduce la divisione delle affezioni della volontà

CAPITOLO 17 - In cui si comincia a trattare della prima affezione della volontà. Si dice che cosa sia godimento, e si fa una divisione delle cose di cui la volontà può godere

CAPITOLO 18 - Che tratta del godimento circa i beni temporali. - Dice come il godimento insito in questi beni debba essere indirizzato a Dio

CAPITOLO 19 - Dei danni che possono derivare all' anima dal porre nei beni temporali il proprio godimento

CAPITOLO 20 - Dei vantaggi che derivano all'anima dal rifuggire il godimento delle cose temporali

CAPITOLO 21 - In cui si tratta del come sia vanità porre il godimento nella volontà nei beni naturali, e del come ci si debba incamminare a Dio per loro mezzo

CAPITOLO 22 - Dei danni che derivano all'anima dal mettere nei beni naturali il godimento della volontà

CAPITOLO 23 - Dei vantaggi che l'anima trae dal non porre il godimento nei beni naturali

CAPITOLO 24 - Che tratta del terzo genere di beni in cui la volontà può porre l'affezione del godimento, ossia dei beni sensuali. Dice quali siano e di quanti generi, e come la volontà debba essere rivolta a Dio purificandoci di tale godimento

CAPITOLO 25 - Che tratta dei danni che l'anima patisce nel voler riporre la dilettazione della volontà nei beni sensuali

CAPITOLO 26 - Dei vantaggi spirituali e temporali che derivano all' anima dalla negazione del godimento circa le cose sensibili

CAPITOLO 27 - In cui s'inizia a trattare del quarto genere di beni costituito dai beni morali. - Dice quali siano e in quale maniera sia lecita la dilettazione della volontà nei loro confronti

CAPITOLO 28 - Dei sette danni in cui si può cadere quando il godimento della volontà è posto nei beni morali

CAPITOLO 29 - Dei vantaggi che provengono all'anima dal suo rifiuto di compiacersi dei beni morali

CAPITOLO 30 - In cui s'inizia a trattare del quinto genere di beni di cui può godere la volontà, che sono beni soprannaturali. - Dice quali siano, come si distinguano dagli spirituali, e come si debba indirizzare a Dio il godimento che ne deriva

CAPITOLO 31 - Dei danni che derivano all' anima dal porre il godimento della volontà in tale genere di beni

CAPITOLO 32 - Dei due vantaggi che si traggono dalla negazione del godimento provocato dalle grazie soprannaturali

CAPITOLO 33 - In cui s'inizia a trattare del sesto genere di beni dei quali può godere la volontà. -

siano e ne fa una prima divisione>

CAPITOLO 34 - Dei beni spirituali che distintamente possono cadere nell'intelletto e nella memoria. - Dice come si debba comportare la volontà circa il godimento da essi derivante

CAPITOLO 35 - Dei beni spirituali saporosi che possono cadere distintamente nella volontà. - Dice di quanti tipi siano

CAPITOLO 36 - In cui si continua l'argomento delle immagini e si parla dell'ignoranza che certe persone nutrono su questo punto

CAPITOLO 37 - Del come si debba indirizzare a Dio il godimento della volontà attraverso l'oggetto delle immagini, in modo che la volontà non sbagli

CAPITOLO 38 - Che prosegue coi beni motivi. - Parla degli oratori e dei luoghi dedicati alla preghiera

CAPITOLO 39 - Del come bisogna servirsi di oratori e templi, per indirizzare lo spirito a Dio

CAPITOLO 40 - Che prosegue nell'indirizzare lo spirito al raccoglimento interiore nei confronti delle dette cose

CAPITOLO 41 - Di alcuni danni che ricevono quanti si abbandonano al gusto sensibile delle cose e dei luoghi devoti alla maniera detta sopra

CAPITOLO 42 - Di tre variazioni di luoghi devoti, e del come la volontà si debba comportare nei loro confronti

CAPITOLO 43 - Che tratta di altri motivi per pregare di cui si servono molte persone, consistenti nella grande varietà di cerimonie

CAPITOLO 44 - Di come attraverso queste devozioni sia necessario indirizzare a Dio godimento e forza della volontà

CAPITOLO 45 - Dove si tratta del secondo genere di beni distinti nei quali la volontà può trovare vano godimento


CAPITOLO 46 - In cui si tratta della prima affezione della volontà, e si dice come non sia possibile che una cosa qualsiasi che possa cadere sotto l'appetito sia mezzo proporzionato a che l'anima s'unisca con Dio secondo la volontà

CAPITOLO 47 - Che continua nell'affermare la necessità che la volontà ha di rimanere vuota del proprio appetito naturale, se vuole unirsi con Dio

Giovanni della Croce (1542-1591)


Notizia storica letteraria

p. Luigi Gaetani, OCD

1. Cenni biografici

2. L'opera di Giovanni della Croce

3. Salita del Monte Carmelo e Notte oscura: alcune chiarificazioni

4. Salita del Monte Carmelo

5. Notte

6. Cantico spirituale

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