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La Chiave della Sapienza Ermetica - Volume 2

Secondo Giuliano Kremmerz, Domenico Bocchini e Giustiniano Lebano

Rebis
€ 35,00
Quantità

premessa del curatore, copie numerate
pp. 324, ill. b/n, Viareggio (LU)
data stampa: 2014
codice isbn: 3942

Dalla premessa del curatore:
"«I libri promettono, per solleticare le passioni umane, cose strabilianti. Risolvono il problema dei loro autori sulle passioni umane, proprio come i pescatori che si impossessano dei pesci ingannandoli con un buon boccone che nasconde l'amo. Così abbondano ciarlatani e paltonieri che promettono mari e monti e poi non danno che la lusinga della speranza nei sogni più scervellati: oppure promettono la soddisfazione delle passioni umane, la libidine, la ricchezza e la superbia di dominare gli altri».
Così il Maestro Giuliano Kremmerz, ne L'appello agli aspiranti alla luce, principiava la sua opera, specificando che avrebbe pubblicato cose mai scritte per offrirle alle anime pure di coloro che erano desiderosi di conquistare la luce. Prendendo a modello l'esempio di amore del Maestro Kremmerz, per lunghissimo tempo siamo rimasti incerti e dubbiosi se fosse giusto e arduo il pubblicare documenti preziosissimi. Pur essendo certi che il volgo sarà sempre il peggiore interprete della Verità "perché la lotta contro la metafisica vuota e la bestialità inetta, è spaventevole anche per gli eroi della favola classica" e che i mastini ululeranno sempre alla Luna. Non vi resta altro che mordere la terra che noi calpestiamo" "ululate mastini, voi creperete di rabbia e di dispetto! Che «gli scettici, uomini che dubitano di tutto e principalmente di se stessi, non si lasceranno convertire. Essi rappresentano il volgo di tutti i tempi e di tutte le nazioni: non credono che ai fatti compiuti, perché non pensano e non accertano che la filosofia della massa, di cui essi sono il numero», siamo stati autorizzati a pubblicare questi sacri documenti fino ad ora tenuti rigorosamente custoditi, manoscritti sottratti per la loro qualità Hierophantica a qualunque mercato, per due motivazioni.
La prima è stata quella di sigillare la Verità. Chi tace la Verità è come se dicesse il falso e passa nella classe dei vigliacchi, che non hanno stima di sé. Questa colpevole omissione si tradurrebbe quindi in una sorta di vergognoso cedimento o fuga di fronte alla menzogna, all'errore e alla malvagità di quella che il Maestro Kremmen definiva le genie infernali umanizzate. Vigilare sempre. Non permettere mai all'errore ed alla menzogna di dilagare indisturbati. Testimoniare la Verità, in modo che essa continui a splendere per coloro che la cercano, malgrado la nebbia e le esalazioni di palude e di ammassi di letame. Tacere quando si deve e si può parlare costituirebbe una colpa verso la Tradizione degli Antichi Padri. Tempi di orrore, in cui l'arroganza ed i pregiudizi strozzano le virtù. Il tempo era maturo per alzare il simbolo romano del gladio d'onore, di vedere tutto l'edificio di vili menzogne, fabbricato in lunghissimi anni di menzogne, cadere… come un corpo morto cade. Non siamo più disposti a rinunciare a nulla, nella sacra lotta contro l'errore, l'impostura, la falsità; dovevamo testimoniare l'Amore e la fedeltà nei confronti dei nostri Maestri, incompresi e vilipesi, loro generosi dispensatori di amore e Sapienza.
La seconda motivazione è stata quella di spuntare le armi dei "ciarlatani e paltonieri" . per impedire di fare abboccare ai loro ami di falsità altre anime pure e innocenti. «La sorgente dei sentimenti più poetici, la speranza di un ideale che non suoni materia, che hanno la volontà e la costanza di studiare, imparare e provare».
Non per vanità, né per vanagloria, ci siamo decisi a mostrare ciò che avremmo voluto rimanesse occulto, ma ripetiamo, per impedire che ancora una volta le falsità passino impunemente come Verità, che la superbia venga scambiata per Sapienza, che il grammaticismo venga confuso con le Scienze del Vero, che la discordia per concordia Iustitia Pietas, che l'impotenza per potenza, che la feritas per Humanitas, cbe la ferocia per Temperantia, il belli furor per Firmitas, la vanitas per Gravitas. Insomma contrapponiamo due concezioni dell'essere diametralmente opposte.
Tratti del barbaro: irrazionalità, negatività, apparenza, impostura, superbia, orgoglio, insolenza, falsità, errore, inconsistenza, desiderio di rubare, di saccheggiare, di rapire, di appropriarsi di ogni cosa con la violenza, la cupidigia sempre insoddisfatta, l'invidia che spinge ad usurpare tutto, anche la potenza divina, l'impeto nell'illusione, il fascino per il male, la pesantezza che opprime la materia.
Spirito e essenza della Romanità: valori morali, spirituali, l'Humanitas, l'ordine, la constantia, la dignità, l'onore, la fermezza incrollabile dello spirito, l'esplicazione di una reale potenza superiore, la Divina ispirazione e intuizione, un ordine che si trasforma in volontà ordinatrice e costruttrice, il vigore irresistibile e la Vittoria perpetua, l'ardore ad agire a creare e a realizzare, la solidità interiore, fides, la stabilità gravitas, l'unità e l'armonia unfersale, la volontà in ciò a cui si crede predestinati, convinti di avere una missione da compiere, e ci si compotta come se si fosse spinti da una forza insieme interiore e divina, coronata dalla Sapienza assoluta. In una parola "Il Genio Romano», che deve suscitare finalmente una reazione di rifiuto, quando tale superiorità sia venuta a mancare e a provocare un senso di vergogna per una barbarie che ha continuato a diffondersi con una gravità ed una complessità crescente, ripristinando la Verità come valore in sé[…]"

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