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Quanto possiamo conoscere il reale? Appare intuitivo, ossia certo; che alcune idee generali siano comuni a tutti gli uomini: per esempio nessuno negherebbe l'esistenza di elementari ed obiettivi principi logici, o della propria individualità. Inoltre ricostruiamo aspetti di eventi già accaduti, ed esprimiamo previsioni sul sopravvenire di altri; Da qui la progressiva formazione di nozioni, incluse quelle relative a noi stessi. Perché a parte i fatti esterni, accade di esaminarci da soli, e siamo consapevoli della fondamentale somiglianza fra individui. Si osservano così le strutture della materia e dello spirito, nonché la reale esistenza di entrambi, ed i rapporti che li legano.
Considerando gli oggetti e la loro separatezza, muoviamo dagl'incerti barlumi dello, spirito degli animali alla complessità umana, di cui ci è dato cogliere i caratteri. Qui due argomenti fanno apparire necessaria una vita spirituale successiva alla morte dei corpi, mentre possono trarsi conclusioni su aspetti di quella. Dalla obiettiva esistenza di concetti veramente universali è poi consentito dedurre quella di uno Spirito personalizzato, o supremo; mentre soccorrono criteri logici per determinare i rapporti di quest'ultimo con i singoli e con la materia. Sull'eventuale riscontro di spiriti individuali collegati a mondi extraterrestri nulla sappiamo, e ben poco sulle storie delle specie umane del Pianeta. Sarebbe ragionevole supporre la priorità temporale della materia rispetto allo spirito? Cosa dire in proposito? La ricerca attiene pure alle idee di scienza e cultura, progresso e filosofia, concreto ed astratto, felicità, teoria e pratica; ed anzitutto all'eventuale primazia della morale, ed alla sostanza di questa.